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Enti locali, «giallo» su precari e bilanci

Anche ieri l’attesa del decreto enti locali da parte della «Gazzetta Ufficiale» è stata vana. Ad aspettare il provvedimento, approvato dal consiglio dei ministri giovedì scorso, oltre al Poligrafico dello Stato ci sono soprattutto gli amministratori locali, e la loro attenzione è accresciuta da due fattori: nella consueta lista delle bozze girate nei giorni scorsi il provvedimento ha perso pezzi importanti, la cui sorte è ora legata alla versione finale, e molte regole, che intervengono su scadenze e adempimenti, perdono drasticamente di attualità con il passare dei giorni.

Fra le parti sparite dalle bozze, che potrebbero però rientrare nel testo finale, c’è la possibilità di assumere gli stagionali nei Comuni che nel 2014 hanno impiegato mediamente più di 90 giorni di tempo per pagare i fornitori, e che quindi incontrano il blocco totale del personale (nelle prime versioni del decreto il blocco si applicava al 50% per i contratti a termine). Simile una norma per ora caduta relativa alle Province: il Milleproroghe aveva previsto il rinnovo dei contratti a termine, dopo che i precari avevano protestato per settimane, ma i 40 enti di area vasta che nel 2014 hanno sforato il Patto di stabilità non possono attuare questa chance a causa delle sanzioni. La norma che bloccava questa penalità era presente nei primi testi circolati, non è stata confermata da quelli più recenti e anche sul punto si attende la parola definitiva del ministero dell’Economia.

Alla finestra rimangono anche i Comuni che non hanno attuato entro il 30 aprile il riaccertamento dei residui, cioè la cancellazione delle vecchie entrate scritte a bilancio e non più riscuotibili, e hanno ricevuto le diffide del Prefetto rischiando quindi il commissariamento. I vari schemi di decreto contemplano un comma che stoppa le diffide e concede una proroga, fissando però il nuovo termine al 15 giugno, cioè lunedì scorso: effetti collaterali della lunga gestazione del decreto, che impongono un aggiornamento prima della sua pubblicazione (si ipotizza la proroga fino al 30 giugno). Un’altra incognita riguarda poi la possibilità di destinare quest’anno alla spesa corrente fino al 50% delle entrate prodotte da alienazioni patrimoniali.

L’attesa ha però colpito anche i contribuenti. Le piccole imprese dell’Emilia Romagna nelle aree colpite dal terremoto del 2012 e dall’alluvione del 2014 ieri si sono dovute presentare puntuali al pagamento di Imu e Tasi, anche se il decreto dovrebbe concedere una zona franca con la sospensione di imposte sui redditi, Ires e «imposte municipali proprie» (formula sibillina; bisognerà chiarire se comprende anche la Tasi) nel 2015 e 2016 quando il fatturato non supera gli 80mila euro all’anno e i dipendenti non sono più di cinque (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Sempre per le imprese delle zone terremotate, il 30 giugno scade la sospensione di Imu e Tasi per i fabbricati inagibili, che però dovrebbe essere allungata fino al 31 dicembre 2016 proprio dal decreto enti locali. L’attesa è stata vana anche per i proprietari dei terreni agricoli colpiti dalla Xylella in Puglia: le bozze del provvedimento prevedevano lo stop all’Imu, che però è scaduta ieri. Se le norme a favore di imprese emiliane e agricoltori pugliesi saranno confermate dalla versione definitiva, i Comuni dovranno restituire quanto appena pagato dai contribuenti interessati.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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