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Enti locali, controllo preventivo sulle spese

Addio ai controlli a «babbo morto». Mentre il governo pensa anche a una modifica delle competenze delle Regioni su energia, infrastrutture, turismo e comunicazioni, arrivano i controlli preventivi della Corte dei Conti sugli atti di spesa delle Regioni, delle Province e dei Comuni. La nuova norma che reintroduce il controllo di legittimità sui provvedimenti di spesa è contenuta nel decreto legge sul taglio dei costi della politica nelle amministrazioni locali che sarà esaminato oggi dal Consiglio dei ministri. Sarà un provvedimento corposo, e non limitato alle richieste di intervento formulate dai governatori, preoccupatissimi per gli scandali che stanno travolgendo le Regioni. Oltre al taglio dei componenti dei consigli regionali, ci saranno nuovi parametri per gli stipendi degli eletti, una disciplina molto più rigida sulle spese dei gruppi consiliari, e una fortissima stretta sui controlli. È proprio in quest’ultimo capitolo che si inseriscono le nuove norme che ripristineranno il controllo preventivo sulle spese degli enti locali, comprese quelle decise da consigli e giunte provinciali e regionali. Una funzione che per molti anni è stata affidata ai Comitati regionali di controllo, che divennero operativi nel 1971 e vennero aboliti trent’anni dopo, nel 2001, con il varo del nuovo Titolo quinto della Costituzione sulle autonomie locali, e che ora verrà affidata direttamente alla Corte dei Conti. Servirà, secondo il governo, ad arginare la deriva degli scandali, ma anche quella degli sprechi che stanno portando molti enti locali ad attraversare grosse difficoltà finanziarie. La Corte dei Conti, che pure è l’organo deputato ad esempio ad accertare la condizione di «dissesto» dei Comuni, può intervenire oggi solo in sede di rendiconto, cioè di verifica a posteriori dei bilanci, ormai chiusi e approvati. Per il taglio dei consiglieri regionali, il decreto farà riferimento ai tetti già previsti dal decreto 138 dell’agosto 2011, parametrati al numero degli abitanti. I presidenti regionali hanno sollecitato all’unanimità l’intervento del governo in questo senso, anche se prima vi si erano opposti con i ricorsi alla Consulta, poi persi. Nel decreto ci sarà anche il taglio degli stipendi dei consiglieri regionali, che non potranno superare l’85% della paga dei parlamentari nazionali (oggi il 100%). Scatterà poi l’obbligo di pubblicazione online dei dati patrimoniali e reddituali degli eletti. E una nuova forte stretta sulle spese, e i relativi controlli, dei gruppi politici consiliari. Al di là di questo, che rappresenta un intervento immediato, il governo è sempre più convinto ad affrontare la riforma più complessiva del nuovo Titolo quinto della Costituzione, arrivando a una revisione delle competenze delle Regioni. Il ministro della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, parla di modifiche «chirurgiche». Su alcune materie come l’energia, le infrastrutture e l’edilizia, le comunicazioni e il turismo, il governo centrale ha solo poteri di indirizzo. Ma le Regioni, che hanno una competenza «concorrente», spesso li disattendono. Così il governo centrale vorrebbe rafforzare i suoi poteri, anche se il processo di revisione costituzionale sarà lungo, impossibile da completare nel corso di questa legislatura.

Fonte: Corriere della sera

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