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Enti, i tagli possono attendere

Il 31 dicembre 2012 è passato e, come c’era da aspettarsi, il decreto del presidente del consiglio necessario per determinare eventuali esuberi di personale nelle amministrazioni locali non è stato emanato.
Come si ricorderà, la «spending review», il dl 95/2012, convertito in legge 135/2012, ha fissato criteri generali per individuare personale eccedente nelle pubbliche amministrazioni, riservando, però, un sistema particolare per gli enti locali, in considerazione della loro autonomia costituzionalmente garantita.
Sicché, l’articolo 16, comma 8, della legge 135/2012 demanda al dpcm il compito di fissare «i parametri di virtuosità per la determinazione delle dotazioni organiche degli enti locali, tenendo prioritariamente conto del rapporto tra dipendenti e popolazione residente».
Il decreto dovrebbe stabilire la media nazionale del personale in servizio presso gli enti, considerando anche le unità di personale in servizio presso le società partecipate.
Una volta entrato in vigore il dpcm «gli enti che risultino collocati a un livello superiore del 20% rispetto alla media non possono effettuare assunzioni a qualsiasi titolo; gli enti che risultino collocati ad un livello superiore del 40% rispetto alla media applicano le misure di gestione delle eventuali situazioni di soprannumero di cui all’articolo 2, comma 11, e seguenti» della stessa legge 135/2012.
Un po’ per le vicende politiche che hanno investito il governo, un po’ perché il termine del 31 dicembre 2012 per emanare il decreto appariva di per sé poco credibile, si apre il 2013 senza che i parametri necessari alla determinazione degli esuberi in comuni e province abbia visto la luce.
Una traccia del provvedimento si trova nel documento consuntivo dell’attività dell’esecutivo, pubblicato sul sito del governo.
Nell’allegato dedicato all’attività della Funzione pubblica, si legge: «Per la ridefinizione delle dotazioni organiche degli enti locali, è in via di predisposizione (competenza prevalente Mef e Fp) il decreto che indichi l’indice di virtuosità di riferimento, rispetto al quale le amministrazioni che se ne discostino, a seconda della misura, saranno tenute o al mero blocco delle assunzioni o alla riduzione delle dotazioni con il metodo adottato per lo stato».
Dunque, stando a quanto scrive il governo stesso, il decreto non è ancora nemmeno stato predisposto dal ministero che fino alle elezioni sarà guidato, per il disbrigo dell’ordinaria amministrazione, da Filippo Patroni Griffi. La strada per l’emanazione appare ancora lunga, dal momento che occorre anche ottenere il concerto della Conferenza stato-città e autonomie locali.
L’urgenza di provvedere, stante il rinvio del riordino delle province che, se attuato, avrebbe reso indispensabile il dpcm, non si riscontra, anche se mancando i parametri per gli oltre 8 mila enti locali, una parte importante dei possibili risparmi sulle spese del personale vengono a mancare.

 

Fonte: Italia Oggi

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