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Dote da 2 miliardi dalla stretta sulle municipalizzate e riforma Pa

Una mini-dote da circa 2 miliardi dalla potatura delle municipalizzate e dalla riorganizzazione della pubblica amministrazione. È quella che potrebbe essere “contabilizzata” per il 2015 con la prossima legge di stabilità. La riforma della Pa continuerebbe a marciare sui binari della delega Madia, peraltro di fatto ancora quasi ferma in Commissione al Senato, anche se non è escluso che qualche misura possa inserita nella “ex Finanziaria” durante il suo cammino in Parlamento. Ma una parte dei risparmi, che non sono ancora stati quantificati, sembra destinata a essere inserita nello schema contabile della “stabilità” che sarà varata prima del 15 ottobre. Si tratterebbe di meno di 500 milioni che, sommati agli 1,5 miliardi attesi per il prossimo anno dalla scrematura sulle partecipate, porterebbero l’asticella degli interventi di riorganizzazione interna e di efficientamento a quota 2 miliardi. Una fetta significativa, dunque, del piano complessivo di tagli da 13-16 miliardi sul quale sarà imperniata la prossima legge di stabilità che potrebbe anche prevedere un intervento per convogliare direttamente in busta paga il 50% del Tfr maturando con l’obiettivo di alimentare i consumi.

La fase 2 della spending review
All’inizio della prossima settimana sarà pronta la mappa dei tagli sulle voci di competenza diretta e indiretta dei singoli ministeri sulla falsariga della regola Renzi di una riduzione di budget del 3% (non solo in termini di funzionamento interno) seppure con un sistema flessibile. Questa operazione dovrebbe garantire 3,5-4 miliardi. Altrettanti ne dovrebbero arrivare dal nuovo giro di vite sugli acquisti di beni e servizi della Pa, con una ricaduta diretta sulla sanità (convenzioni Ssn comprese). Sempre sul versante della sanità dovrebbero arrivare altre misure restrittive. Ci sarà poi l’avvio del nuovo processo finalizzato a estendere a 360 gradi il ricorso ai costi e ai fabbisogni standard da parte degli enti locali, che dovrebbero però beneficiare di un primo allentamento del patto di stabilità interno. Tutti questi interventi (dalle forniture ai costi standard) potrebbero avere una ricaduta diretta su Regioni ed enti locali per 4-5 miliardi.

 

La stretta sulle municipalizzate
L’operazione per sfoltire le giungla delle partecipate è stata già annunciata dal Governo. L’intervento che sarà inserito nella prossima legge di stabilità ricalcherà per grandi linee le proposte contenute nel dossier del commissario Carlo Cottarelli. Si partirà con la chiusura delle cosiddette “scatole vuote”, ovvero di gran parte delle 3mila municipalizzate che hanno meno di 6 dipendenti e delle 1.300 con un fatturato inferiore ai 100mila euro. Sarà poi posto un freno al fenomeno delle micropartecipazioni (attualmente sono 1.400 le società in cui la quota del “pubblico” non raggiunge il 5%).

La partita sul Tfr e gli ammortizzatori
La prossima settimana sarà decisiva per la fisionomia definitiva della legge di stabilità. Il 1° ottobre sarà infatti rivisto il quadro macroeconomico con la nota di aggiornamento del Def sulla base della quale sarà definita l’impalcatura contabile della “ex Finanziaria”. Sempre la prossima settimana il premier Matteo Renzi tirerà le somme con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sui tagli a carico dei ministeri. E con tutta probabilità sarà presa anche una decisione definitiva sul piano abbozzato dal Governo per trasferire (non obbligatoriamente) il 50% del nuovo Tfr direttamente nelle buste paga dei lavoratori privati, per un periodo di 1-3 anni, lasciandone l’altra metà alle imprese. Dovrebbe poi essere quantificata in via definitiva la dote da mettere a disposizione della riforma degli ammortizzatori (1,5-2 miliardi) da collegare al jobs act. E c’è da sciogliere il nodo dell’ulteriore taglio dell’Irap sulle imprese annunciato dal Governo.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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