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Dirstat/Confedirstat: il precariato dirigenziale

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Pubblichiamo il comunicato stampa della Federazione fra le associazioni ed i sindacati nazionali dei dirigenti, vicedirigenti, funzionari, professionisti e pensionati della Pubblica Amministrazione e delle imprese (Dirstat/Confedirstat):

Tra i tanti provvedimenti “enfatici” che questo Governo ha in mente, si vorrebbe porre in essere una forma di ”precariato dirigenzialeil cui solo risultato sarà quello di far sprofondare la Pubblica Amministrazione ancora di più in un fondo valle remoto.

Inutile dire che i mass-media che hanno saltato con piacere questo ulteriore passo falso sulla dirigenza, non si sono posti, come spesso accade, nessun interrogativo, il primo dei quali consiste nel conoscere se tale iniziativa riguarda solo la cosiddetta “dirigenza privatizzata” ovvero tutta la dirigenza pubblica nazionale (cosa poi significa “privatizzazione” è tutto da spiegare ma una cosa è certa, cioè che il Ministro della Funzione Pubblica pro-tempore il prof. Giannini definì la privatizzazione della dirigenza, in particolare, una vera “zozzeria”),

Nessun giornale o televisione ha poi evidenziato e suggerito al Governo che nella riforma della Pubblica Amministrazione non si prevede nessun “disboscamento” legislativo (in Italia esistono oltre 100.000 leggi e atti equiparati) o uno snellimento delle procedure atte a consentire ai dirigenti di operare con efficienza e trasparenza.

Visto che occorre spiegare in termini elementari il problema, si evidenzia che, attualmente, il dirigente, per operare in questa giungla di leggi e leggine, mal scritte e contrastanti nei contenuti, ha solo due strade:

  • la prima, consiste nell’applicare le numerosissime procedure legislative previste, accumulando ritardi, che spesso danneggiano l’utente: in questo caso il dirigente è definito, da tutti, politici compresi, bene che vada, un “fottuto burocrate”;
  • la seconda strada, quella invocata dai più, è che il dirigente “salti” le procedure minuziosamente previste dalle leggi, accelerando “motu proprio” la pratica e, in questo caso, nella maggior parte dei casi, è ritenuto, bene che vada, un corrotto o un ingenuo, a seconda delle percezioni o meno di “tangenti” per accelerare l’iter burocratico.

Vorremmo ricordare, a tutti, Governo compreso, che la prima legge sullo snellimento delle procedure e l’autocertificazione, risale al 4 gennaio del 1968 (norme sulla documentazione amministrativa e sulla legalizzazione e autenticazione di firme) la numero 15.

Ma per ostruzionismo politico-sindacale, sono stati attesi olre 30 anni, perché almeno tre Ministri della Funzione Pubblica, (Gaspari, Pomicino e Bassanini) rivisitando la legge del 1968 e aggiornandola, ne facessero il “fiore all’occhiello” della loro volontà di rinnovamento dell’apparato pubblico.

Si soggiunge inoltre che il “precariato della dirigenza”, accentuerà soltanto lo spoil system, già condannato anche dai suoi padri, Bassanini compreso, e da tutte le fazioni politiche, quando si trovano all’opposizione.

Tale nuova situazione (precariato dirigenziale) consentirà una massiccia immissione nei ruoli dirigenziali della Pubblica Amministrazione di portaborse e familiari, così come finora è avvenuto, per fortuna in maniera non “massificata” come si vorrebbe, trasformando in dirigenti non “doc” e addirittura capi di dipartimenti personaggi, già assunti nelle carriere ausiliarie, senza titolo di studio e che spesso non ha partecipato (Presidenza del Consiglio docet!), nemmeno ad un concorso, quello di accesso nelle carriere ausiliarie di origine.

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