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Dirigenti in pensione, figli e parenti. La Polizia distribuisce case di lusso

Appartamenti da duecento metri quadrati nelle zone più chic di Roma occupati da dirigenti della polizia di Stato in pensione, da parenti di alti funzionari, da figli di prefetti in carica. Alloggi di servizio trasformati in abitazioni di lusso grazie a maxi-ristrutturazioni pagate con denaro pubblico. E ancora: una procedura di assegnazione fumosa, sulla quale il Viminale rivendica “criteri arbitrari legati a motivi di sicurezza” nascondendoli ai sindacati di polizia, da anni senza spiegazioni.

Eccola l’affittopoli romana della polizia di Stato. Un caotico giro di case del ministero dell’Interno assegnate gratuitamente o affittate a canoni irrisori a chi non ne avrebbe più diritto, perché in pensione, o perché quel diritto non l’ha mai avuto. Emblematico il caso dell’ex questore di Roma Marcello Fulvi. Nonostante sia in pensione da oltre un anno, e nonostante sia stato nominato commissario prefettizio a Quarto in provincia di Napoli, occupa ancora un appartamento di 150 metri quadrati in un bel palazzo di via Simeto, quartiere Pinciano Parioli. Locale peraltro ristrutturato per tre volte in sette anni.

C’è poi chi, per la carica ricoperta o perché già proprietario di case a Roma, non dovrebbe rientrare nelle assegnazioni. Il romano Maurizio Billi, ad esempio. Il direttore della banda musicale della polizia che ha un alloggio di servizio vicino alla stazione Termini, alle spalle della scuola tecnica, ex reparto mobile Castro Pretorio. “È tutto regolare – sostiene – l’ho ottenuto anni fa direttamente dal capo della polizia”. In base a criteri, appunto, discrezionali, tra i quali però non si intravedono esigenze di sicurezza. Altro caso, il primo dirigente Tiziana Terribile. Ha ottenuto un alloggio di 200 mq nella centralissima piazza del Collegio Romano quando è diventata segretaria del capo della polizia Antonio Manganelli. A tutt’oggi, lasciato quell’ incarico per un altro non operativo al Dipartimento di Pubblica Sicurezza, vive lì. Conosciuta dai piantoni dello stabile come la “segretaria del capo”. “La segretaria di Manganelli? – dicono – sì abita qui, potete entrare anche dal retro del palazzo”.

La fotografia dell’affittopoli della polizia è contenuta in un dossier del sindacato di polizia Silp Cgil di Roma, realizzato dopo un monitoraggio svolto sui 230 appartamenti (dai 100 ai 250 metri quadrati) assegnati a funzionari e prefetti distribuiti nei quartieri della Roma bene, dai Parioli, all’Ara Pacis, dal Colosseo a Prati. “Ci risulta – dice Gianni Ciotti, segretario provinciale del sindacato di polizia Silp Cgil – che almeno il 20 per cento di questi, una cinquantina di case, sia occupato abusivamente da pensionati della polizia e anche da ex mogli e figli di aventi diritto. Soggetti che nella giungla legislativa delle assegnazioni non hanno proprio né titoli né requisiti per poter usufruire dell’agevolazione”. Sacche di privilegio in un’ amministrazione, quella della Polizia di Stato, che soffre di una cronica mancanza di fondi per la benzina delle volanti e i commissariati.

Nella “lista nera” del sindacato sono finiti altri nomi. L’attuale questore di Arezzo, Felice Addonizio, oltre ad avere una casa di proprietà nella capitale e l’alloggio di servizio ad Arezzo, risulta ancora residente in un appartamento, vista Colosseo, all’ultimo piano di un palazzo nei pressi di via Marco Aurelio. Suo dirimpettaio il questore Aldo Nardiello, ex vicario di Roma, attualmente in servizio all’Ufficio centrale ispettivo, un incarico che non prevede il “benefit” alloggio.

C’è pure il nome di Antonio Tomassetti che in pratica si è assegnato un alloggio da solo. Quando ha ricevuto in uso un enorme locale sulla Portuense infatti ricopriva l’incarico di gestire le pratiche per le assegnazioni delle case ai colleghi, in qualità di dirigente dell’ufficio tecnico logistico della Questura. Poi è stato spostato ad altro ufficio al Viminale, ma quell’appartamento è ancora suo. Così come risulta aver usufruito di un loft nel cuore di Roma (via del Teatro Marcello) il prefetto Mario Esposito, ottenuto quando era direttore della V divisione della Polaria, mantenuto malgrado il trasferimento alla direzione dell’istituto superiore di polizia, e abitato nei dodici mesi successivi alla pensione.

Anche chi ha cariche minori, per i soliti oscuri motivi “discrezionali” è riuscito ad avere gli alloggi di servizio. Ci sono 33, tra ispettori, agenti e assistenti, che abitano un intero palazzo dell’ amministrazione, senza alcun titolo. Qualche giorno fa (mercoledì 12 ottobre), qualcuno si è accorto dell’abuso che durava da 35 anni e a più di un poliziotto è stata recapitata la notifica di sfratto esecutivo. “Stranamente – dice Ciotti – qualcuno sta cominciando a mettere a posto le cose, ma come sempre si comincia dal “basso”. Mi sta bene che le irregolarità vengano sanate, ma adesso voglio proprio vedere se gli sfratti arrivano anche a chi sta in alto”. In quello stesso palazzo di via Trionfale, un alloggio della polizia, da anni, è stato addirittura trasformato in uno studio legale dove esercita la figlia di un ispettore in pensione. Dove sono le esigenze di sicurezza? E quale logica segue la “discrezionalità” del Viminale?

“Ci sono dei criteri di massima che tengono conto, ovviamente, della qualifica e dell’incarico del beneficiario – spiegano dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza – il margine di discrezionalità è legato a motivi di opportunità e sicurezza che, come intuibile, non è sempre possibile far conoscere a terzi”. Da un lato quindi l’esigenza di mantenere la riservatezza su situazioni delicate. Dall’altro però lo stesso Dipartimento riconosce l’esistenza di occupazioni “abusive”. Tanto che proprio negli ultimi tempi sono state riviste alcune posizioni e ordinati gli sfratti. Come nel caso del palazzo degli ispettori.

Fonte: La Repubblica

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