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Dirigenti delusi da troppe riforme poco efficaci

La legge anticorruzione servirà «poco» per prevenire in modo efficace fenomeni degenerativi nella Pubblica amministrazione, la riforma della trasparenza è «abbastanza» utile nel garantire un livello adeguato di legalità ma aggraverà «abbastanza» o «molto» il lavoro negli uffici, anche perché trasparenza e anticorruzione arrivano insieme al nuovo Codice di comportamento e l’ingorgo è certamente fonte di problemi organizzativi.
Non è semplice trovare tracce di entusiasmo per l’inesauribile produzione normativa di questi anni fra i primi che sono chiamati ad attuarla, cioè i dirigenti della Pubblica amministrazione.
A sondarne umori, difficoltà e prospettive è la settima edizione della «Pa vista da chi la dirige», il monitoraggio annuale che la Fondazione PromoPa presenterà dopodomani nell’ambito del Forum Pa di Roma.
I dirigenti pubblici appaiono piuttosto stanchi, e c’è da capirli.
Appena usciti dal dibattito cresciuto intorno alla riforma Brunetta del pubblico impiego, proprio quando iniziava il tempo dell’applicazione delle nuove regole gli uffici pubblici sono stati travolti dalla serie infinita delle nuove «emergenze»; affrontate con norme che ogni volta promettevano di «rivoluzionare» l’organizzazione, seguendo però priorità e percorsi spesso divergenti fra loro.
Un caso evidente è quello degli incentivi in busta paga legati al merito, che hanno rappresentato uno dei pilastri proprio della riforma Brunetta.
Secondo i diretti interessati, la parola d’ordine legata all’abbandono dei premi a pioggia in favore dei bonus collegati ai risultati avrebbe avuto un ruolo importante nel favorire il raggiungimento degli obiettivi, con un netto aumento del favore fra il 2007 e il 2013: peccato, però, che tutto il sistema degli incentivi sia stato travolto dal blocco degli stipendi, che ha finito per congelare la situazione precedente, e poi dalle norme sulla revisione di spesa.
Quando poi si chiede ai dirigenti un consuntivo dell’efficacia ottenuta dai tagli della spending review nell’individuare sprechi e inefficienze, il 49,1% risponde che le nuove regole sono state «poco efficaci», mentre il 32,2% se la cava con un «abbastanza»: gli entusiasti, secondo i quali la spending review ha centrato «completamente» gli obiettivi per cui è stata pensata, sono 6 su mille.
Pochini.
Tutto male, dunque? Non proprio.
Un giudizio tendenzialmente migliore viene riservato dai dirigenti alle regole sulla digitalizzazione di procedure e servizi e alla spinta per l’utilizzo della Posta elettronica certificata, e cresce drasticamente la quota di dirigenti che guardano al proprio ruolo come a quello di «civil servant»: sempre che le regole li mettano in condizione di esercitare davvero questa funzione.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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