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Dipendenti «infedeli», si lavora alla lista

Il terremoto di Mafia Capitale spedisce il prefetto di Roma in Campidoglio a garantire, insieme al sindaco, il ritorno alla normalità. Scartata l’ipotesi scioglimento, questo significa negli intendimenti del governo cambiare i dirigenti e i dipendenti collusi, ripristinare la normale amministrazione e, soprattutto, scongiurare che l’organizzazione mafiosa di Buzzi e Carminati scoperchiata dall’inchiesta di Giuseppe Pignatone e dall’anticrimine Lazio del Ros possa trovare ancora spazi nei corridoi del Comune di Roma.
Dietro la relazione di ieri a palazzo Chigi del ministro Angelino Alfano c’è una sequenza di documenti impressionanti: le due ordinanze di custodia cautelare del Tribunale di Roma; la documentazione di accesso agli atti (circa 900 pagine) della commissione guidata da Marilisa Magno; la relazione del prefetto Gabrielli, che si avvale anche di quella consegnata al comitato provinciale ad hoc per l’ordine pubblico e la sicurezza da Giuseppe Pignatone.
Davvero: se non si fosse trattato della capitale non ci sarebbe stato alcun dubbio sullo scioglimento degli organi consiliari. La monumentalità di quelle carte, tuttavia, parla da sola e indica anche quanto ancora c’è da fare per tornare alla normalità: visto che il sistema emerso, con le sue abitudini e collusioni, non si sradica in un attimo. E non è un caso, intanto, se alla procura di Roma il lavoro investigativo prosegue. L’azione amministrativa, invece, deve fare i conti con le persone. Tra i documenti della commissione Magno c’è un elenco, una sorta di messa all’indice, di tutti coloro che a vario titolo sono finiti coinvolti dall’inchiesta della commissione: lavoro, va precisato, dettagliato per sua natura, costretto solo dai limiti di tempo a fermarsi ai tre dipartimenti (Tutela ambientale e Protezione civile, Politiche sociali, Politiche abitative) già colpiti dall’indagine penale.
La lista della commissione di accesso agli atti, 101 nomi, annovera politici, amministratori di società partecipate come Ama, dirigenti e dipendenti comunali. C’è Mirko Coratti (Pd) e l’ex sindaco Gianni Alemanno; Luca Gramazio (Pdl) e Luigi Nieri (Sel), vicesindaco poi dimessosi sulla base di un “rapporto fiduciario” con Buzzi accertato dalla commissione d’accesso. Ci sono poi i dirigenti, come Gaetano Altamura, titolare della Tutela ambientale. Sul fronte di coloro che vanno rimossi e e nei confronti dei quali va avviata un’azione disciplinare c’è un lavoro in corso tra prefettura di Roma e ministero dell’Interno. Una prima lista di 18 persone è in fase di revisione: alcuni nel frattempo sono andati in pensione o sono stati spostati ad altro incarico. Di certo il segretario generale del Comune, Liborio Iudicello, messo sotto accusa da Gabrielli, ha deciso di dimettersi. Fra impiegati e vertice, a rischio sono le posizioni di Walter Politano, Bruno Cignini, Franco Figurelli, Claudio Turella. Ma anche Isabella Cozza, Rossana Calistri, Ornella Coglitore, Mario Cola, Carlo Fresh, Alfredo Romani. Una lista di nomi noti soprattutto agli addetti ai lavori ma di fatto un rinnovo di numerose posizioni nell’amministrazione comunale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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