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Dipendenti delle Province in rivolta, occupazione delle sedi in tutta Italia

<p>Partita da Firenze, la mobilitazione dei dipendenti delle Province che si traduce nell’occupazione dei consigli e delle sedi istituzionali si &egrave; estesa a tutta la Toscana per estendersi qua e l&agrave; per l’Italia, prima della &laquo;occupazione simbolica&raquo; indetta dalla Cgil per questa mattina. Gi&agrave; da ieri, oltre a Firenze (dove il sindaco Nardella ha annunciato l’intenzione di incontrare i dipendenti provinciali) la scena si &egrave; ripetuta a Pistoia, Massa, Lucca, Siena, Pisa e Livorno, ma anche a Roma, mentre a Reggio Emilia &egrave; stata costituita una &laquo;unit&agrave; di crisi&raquo;, voluta dal presidente della Provincia Giammaria Manghi, e sit in sono in preparazione in tutta la Sicilia.</p>
<p>A scatenare la preoccupazione dei dipendenti provinciali &egrave; l’emendamento governativo alla legge di stabilit&agrave; che, per spingere all’applicazione effettiva della riforma Delrio, taglia drasticamente gli organici provinciali a partire dal 1&deg; gennaio: il taglio &egrave; misurato sulla spesa, e prevede il dimezzamento nelle Province &ldquo;normali&rdquo; e la riduzione del 30% in quelle destinate a trasformarsi in Citt&agrave; metropolitane e, con un correttivo dell’ultima ora, in quelle montane e confinanti con Stati esteri (Verbano-Cusio-Ossola e Sondrio), ma &egrave; facilmente traducibile in posti: 19.339, secondo l’Unione delle Province italiane, su 43.498 dipendenti a tempo indeterminato oggi al lavoro. Al conto, poi, vanno aggiunti tutti i titolari dei contratti a termine che sono sopravvissuti finora, e che al momento sono destinati a cadere con il cambio d’anno.</p>
<p>Per gli &laquo;esuberi&raquo;, come si affretta a sottolineare Giorgio Santini (Pd), relatore al Senato della manovra 2015, la prospettiva non &egrave; il licenziamento perch&eacute; &laquo;dal primo gennaio scatter&agrave; un percorso di mobilit&agrave; e per due anni conserveranno il posto di lavoro&raquo;. Dopo due anni, per&ograve;, se la mobilit&agrave; non ha avuto successo portando l’interessato a un altro posto di lavoro nella Pubblica amministrazione, &laquo;scatteranno le regole in vigore che prevedono che i lavoratori prendano l’80% dello stipendio&raquo;: 80%, va aggiunto, che deve essere calcolato sul trattamento economico fondamentale, cio&egrave; sullo stipendio base &ldquo;pulito&rdquo; da tutte le voci aggiuntive. Da Santini arriva poi un’apertura sul problema dei dipendenti a tempo determinato, per i quali &laquo;bisogner&agrave; fare una proroga forse con il milleproroghe&raquo;, anche se fino a ieri l’ipotesi di un nuovo decreto di fine anno &egrave; sempre stata smentita dal Governo.</p>
<p>Le misure sul personale, si diceva, servono nelle intenzioni del Governo a spingere verso l’attuazione una riforma, quella scritta nella legge 56/2014, che finora &egrave; rimasta solo sulla carta. Una prima mossa, fin dalla legge di stabilit&agrave; originaria approvata due mesi fa dal Governo, &egrave; stata quella dei super-tagli, che chiedono alle Province un miliardo nel 2015, due nel 2016 e tre a partire dal 2017. Quasi 900 milioni (862,3, sempre secondo i calcoli targati Upi) arriverebbero proprio dalla riduzione del personale, ma c’&egrave; un problema: in base all’impostazione della riforma il personale dovrebbe seguire le funzioni trasferite agli altri organi di Governo, ma finora gli Osservatori regionali non hanno deciso nulla e anzi in qualche caso, come per esempio in Lombardia, le Regioni hanno annunciato di voler lasciare la geografia delle competenze esattamente com’&egrave; oggi.</p>
<p>Di qui le preoccupazioni del personale, che teme di cadere trovarsi schiacciato fra i vecchi enti, chiamati allo &laquo;svuotamento&raquo; previsto dalla riforma, e le amministrazioni di destinazione, dalle cancellerie dei tribunali a Regioni e Comuni secondo l’emendamento, i quali hanno gi&agrave; i loro problemi a gestire la situazione finanziaria attuale e non mostrano ad oggi alcuna intenzione di accogliere nuovo personale.<br />In tutto questo si inserisce poi la situazione dei vincitori di concorso, cio&egrave; degli aspiranti dipendenti pubblici che hanno passato in questi anni le selezioni indette dalle Pubbliche amministrazioni e ora rischiano di veder occupati i pochi spazi assunzionali che ci sono dai dipendenti in arrivo dalle vecchie Province. Una beffa, dopo attese durate anche anni e allungate dai limiti progressivi introdotti al turn over, che ha gi&agrave; scatenato una mobilitazione online (su twitter l’hastag &egrave; #NoEmendamento29810) con migliaia di adesioni.</p>

Fonte: Il Sole 24 Ore

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