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Diminuiscono i dipendenti statali In cinque anni meno 230 mila unità

La cura dimagrante avviata negli ultimi anni sulla pubblica amministrazione comincia a funzionare: nel 2011, secondo i dati diffusi oggi dall’Aran, la spesa per le retribuzioni dei dipendenti pubblici ha, dopo 31 anni di crescita ininterrotta, invertito la rotta fissandosi a 170 miliardi (-1,6% sul 2010). Le anticipazioni sul 2012 dovrebbero rafforzare la nuova tendenza con un calo del 2,3%. 

«Nulla di cui gioire: meno occupazione, meno salari non sono dati positivi”, commentano i sindacati Fp-Cgil, Fp-Cisl, Uil-Fpl e Uil-Pa, che calcolano in un -7,2% la perdita reale di potere d’acquisto dei salari, e chiedono di «rilanciare subito la contrattazione nazionale e integrativa». 

Il dato che emerge dal rapporto sulle retribuzioni presentato oggi, spiega l’Agenzia per la contrattazione del pubblico impiego, è il risultato delle norme sul blocco dei contratti e sulla stretta del turn over. Tra il 2006 e il 2011 i dipendenti pubblici sono diminuiti di 230.000 unità (oltre il 6%), passando, compresi i lavoratori flessibili, da 3.627.000 occupati a 3.396.000. Un ulteriore calo dell’1% è stimato per il 2012, anno per il quale non si hanno ancora i dati definitivi. 

In particolare per la frenata della spesa ha funzionato il blocco dei contratti deciso dalla legge 78/2010 che prevede non ci siano aumenti fino alla fine del 2013 (ma è possibile che sia esteso anche al 2014). Nel 2011 le retribuzioni in media degli impiegati pubblici sono diminuite dello 0,8% (ma ci sono differenze all’interno tra i comparti di contrattazioni collettiva e gli altri comparti pubblici) a fronte di una inflazione media nel periodo del 2,8%. Nel 2011 le retribuzioni del settore privato sono aumentate del 2,1%. Le prime anticipazioni sul 2012 confermano le retribuzioni pubbliche ancora in calo. 

«Il nostro compito è stato svolto – ha detto il presidente Aran, Sergio Gasparrini – il dimagrimento c’è stato e una ulteriore parte ci sarà nel 2013. Ora bisogna guardare alla qualità della spesa». Gasparrini sottolinea che l’Italia è lievemente sotto la media Ocse per quanto riguarda la percentuale dei lavoratori pubblici rispetto al totale degli occupati. Ha in percentuale sugli occupati meno travet della Francia, del Regno Unito e degli Stati Uniti ma più della Germania. «Sarebbero auspicabili misure – ha aggiunto – per una maggiore mobilità» (secondo gli ultimi dati dell’Agenzia solo lo 0,1% dei dipendenti cambia settore e appena l’1% cambia ufficio all’interno dello stesso comparto, ndr). A questo punto, spiega il Rapporto, bisognerebbe tenere insieme l’esigenza di una dinamica della spesa compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica e l’esigenza di cambiamento organizzativo nella pubblica amministrazione. Sarebbe necessario introdurre «obiettivi differenziati di riduzione del personale» dato che ci sono comparti con eccedenze e altri in affanno.

Fonte: La Stampa

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