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Differito l’addio alle pensioni cash

Si sposta al 1° maggio la partenza dell’obbligo per gli enti pubblici di pagare gli stipendi e le pensioni sopra i 1.000 euro con mezzi telematici. Lo stabilisce il decreto con le semplificazioni fiscali che ha fatto slittare il termine già fissato al 7 marzo dalla manovra salva-Italia (articolo 12, decreto legge 201/2011) e ha così concesso circa due mesi di tempo in più ai pensionati e ai lavoratori del pubblico impiego per dotarsi di un conto corrente o di uno strumento alternativo di tipo elettronico per ricevere l’accredito delle somme.
Ma la proroga non riguarda «ogni altro tipo di emolumento» corrisposto dalla Pa. La scadenza resta quindi fissata al 7 marzo, per esempio, per l’obbligo di pagare in via telematica i compensi relativi alle prestazioni di lavoro autonomo occasionale.
Il decreto legge 201 ha infatti previsto il divieto a carico delle pubbliche amministrazioni (locali e centrali) di pagare pensioni, stipendi e altri emolumenti di importo superiore a 1.000 euro in contanti. La disposizione non è finalizzata a contrastare il riciclaggio, ma intende favorire la modernizzazione e l’efficienza degli strumenti di pagamento elettronici.
L’Inps, con il messaggio n. 3204 del 23 febbraio, ha spiegato di aver raggiunto un accordo con le Poste, che prevede che se il titolare della pensione è già titolare di un rapporto di conto corrente postale o libretto postale nominativo ordinario o Inps card, potrà chiedere, direttamente allo sportello, il versamento dell’importo sul conto; mentre se non è titolare di alcuno di questi strumenti l’addetto allo sportello proporrà l’apertura di un libretto postale nominativo, ma anche l’accredito delle somme spettanti. Tuttavia, se il titolare del rapporto preferisce l’accredito su un conto corrente dovrà comunicare l’Iban all’Inps.

Fonte: Il Sole 24Ore

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