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Decreto enti locali – Il commento dell’ANCI sul personale

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La Fondazione dell’ANCI rende noto che non possiamo ritenerci soddisfatti ma alcuni rilevanti questioni sono state risolte.
Il testo del DL n. 113/2016 pervenuto alla Camera per la conversione in legge conteneva già due misure fondamentali: il taglio “chirurgico” di una previsione della legge finanziaria 2007 che, in seguito a un mutato orientamento della Sezione delle autonomie della Corte dei conti si era tradotta nei fatti in un divieto assoluto di procedere ad assunzioni in molti enti territoriali, e alcune disposizioni utili a dare una maggiore stabilità nell’erogazione dei servizi educativi gestiti direttamente dai Comuni, e una prospettiva di stabilità al personale impiegato in detti servizi.

Assunzioni nei piccoli Comuni

La Commissione Bilancio della Camera ha introdotto miglioramenti. Il più significativo (che trae spunto da una proposta emendativa dell’Anci, però fortemente ridimensionata) riguarda i Comuni di minori dimensioni demografiche: ai Comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, che abbiano un numero di dipendenti inferiore a quello astrattamente consentito ai Comuni in condizione di dissesto sulla base del rapporto medio dipendenti/popolazione per la corrispondente fascia demografica fissato triennalmente con decreto del Ministro dell’Interno, è consentito un turn over al 75% della spesa per il personale cessato nell’anno precedente, in luogo dell’esiguo 25% già previsto dalla legge di stabilità 2016 con riferimento al personale non dirigente per il triennio 2016-2018. Restano ferme le disposizioni di maggior favore per i Comuni che nel 2015 non erano soggetti al patto di stabilità, per le Unioni e per i Comuni istituiti a seguito di fusione.

Inoltre vengono estese a tutti i Comuni istituiti a seguito di fusione (e non sono quindi più limitate a quelli che abbiano un rapporto tra spesa di personale e spesa corrente inferiore al 30 per cento) le deroghe alle limitazioni assunzionali per i primi cinque anni dalla fusione introdotte dalla legge di stabilità 2015.

“Accogliamo con favore le novità introdotte nel decreto enti locali riguardanti il personale nei piccoli Comuni – commenta a tal proposito il coordinatore nazionale piccoli Comuni Anci Massimo Castelli – ma adesso occorre prevedere una dotazione minima sotto la quale non scendere. Quindi il turn over al 100%, che oggi vale per i Comuni sotto i mille abitanti, sia esteso ai Comuni fino a 5mila. In questi Comuni, infatti, il personale già risicato è alle prese con numerose incombenze spesso anche “statali”, il che impedisce ai dipendenti di dedicarsi a quello per cui lavorano ovvero dare servizi efficienti ed efficaci ai cittadini”.

Limiti assunzionali e incarichi

Tornando all’impianto generale del provvedimento, un’ulteriore misura riguarda l’esplicita esclusione dal tetto alla spesa per lavoro flessibile degli incarichi conferiti a tempo determinato ai sensi dell’articolo 110, comma 1, del Tuel. È stata migliorata anche la disciplina del piano straordinario di assunzioni nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido, con la possibilità di procedervi anche per i Comuni non in regola con il patto di stabilità 2015.

Mobilità volontaria

Un’ultima disposizione riguarda la riattivazione delle procedure di mobilità volontaria per i Comuni e le Città metropolitane situati nelle Regioni ove sia stato ricollocato almeno il 90 % del personale soprannumerario delle Province. Su questo punto è importante ricordare come proprio in questi giorni il Dipartimento della Funzione pubblica ha dato attuazione a una disposizione della legge di stabilità 2016, proposta e ottenuta dall’Anci al fine di anticipare il prima possibile lo sblocco delle assunzioni di personale al completamento dei processi di mobilità nelle singole Regioni, disponendo il ripristino delle ordinarie facoltà di assunzione negli enti territoriali situati nelle 4 Regioni (Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Marche) nelle quali si è completata la ricollocazione del personale soprannumerario. Di conseguenza i Comuni e le Unioni di Comuni che ivi insistono riacquistano la disponibilità anche delle facoltà assunzionali riferite alle annualità 2015 e 2016. Con lo stesso provvedimento viene disposto anche lo sblocco del reclutamento per il personale di polizia municipale nelle Regioni Puglia e Molise (misura già adottata nei mesi scorsi per gli Enti locali situati nelle Regioni Basilicata, Marche, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte e Veneto).

 Le questioni irrisolte

Tra le richieste dell’Anci che non hanno trovato accoglimento: la semplificazione per tutti i Comuni del regime delle spese di personale e delle regole per il turn over; il superamento del blocco delle assunzioni per gli enti non in regola con il patto di stabilità 2015; l’esclusione dai tetti di spesa del personale impiegato nell’ambito dei progetti Sprar; le ulteriori semplificazioni in materia di dirigenza e fondi per il salario accessorio.

In conclusione: si interviene di nuovo con norme di dettaglio, certamente utili, anzi indispensabili per fronteggiare specifici problemi ed esigenze indotte dalla stratificazione normativa e dalla sovrapposizione delle fonti interpretative, ma resta l’esigenza di individuare soluzioni strutturali che garantiscano l’autonomia dei sindaci nel determinare e attuare le politiche di servizio per le comunità amministrate, ovviamente nel quadro dei vincoli di finanza pubblica. Il tema di avere personale adeguato non è un problema di sola funzionalità dei Comuni sta diventando un problema per l’intera pubblica amministrazione. I Comuni svolgono continue e crescenti funzioni di supplenza e anni e anni di blocchi di fatto ormai impediscono di garantire la gestione degli investimenti ordinari e l’erogazione dei servizi essenziali.

Sul complesso delle questioni interviene il delegato Anci alla materia e sindaco di Chieti Umberto Di Primio che è anche vicepresidente dell’Associazione. “L’accoglimento di alcuni emendamenti presentati dall’Anci, su cui esprimiamo parziale soddisfazione – spiega – è la dimostrazione ulteriore che sul personale è necessaria riforma strutturale che ridia autonomia di indirizzo e gestione per quanto riguarda la dotazione organica nei Comuni. La parziale soddisfazione è dovuta anche al fatto che, come abbiamo rimarcato più volte, il personale impiegato nei nostri Comuni è a tal punto impoverito, a causa del blocco del turn over, da mettere a rischio servizi e la vita stessa degli enti. Insomma, il passo ulteriore sia quello di mettere mano alla riforma del personale, eliminando innanzitutto questo blocco che tanti problemi ci causa”.

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