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Ddl lavoro, Anci dixit

Riforma del lavoro? L’Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani, ha deciso: non si applica alle amministrazioni pubbliche.
Un comunicato stampa, secco e lapidario, basta, secondo l’Associazione dei comuni per cancellare, d’un colpo, gli articoli 2, comma 2, e 51, comma 2, del dlgs 165/2001, i quali dispongono che al lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni si applicano immediatamente e direttamente le norme e le leggi relative al lavoro privato, nonché lo Statuto dei lavoratori.
In effetti, l’Anci si fa forza per giungere alla sua conclusione, dell’articolo 2 del disegno di legge Fornero che affida al ministro della funzione pubblica l’adozione di iniziative normative, per stabilire ambiti, modalità e «tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche».
Anci e funzione pubblica sembrano dunque tornate in sintonia dopo che per almeno due anni la stessa Anci ha osteggiato senza sconti la riforma Brunetta, sostenendo che erano rimaste vigenti le progressioni verticali, che i contratti decentrati non fossero stati intaccati dalle modifiche normative, che la disciplina della dirigenza a contratto locale non fosse stata scalfita.
Tutte tesi, poi, smentite tanto da palazzo Vidoni, quanto dalle sezioni regionali della Corte dei conti e dallo stesso legislatore.Per escludere i dipendenti pubblici dalle conseguenze immediate e dirette della riforma Fornero, in primis quelle relative alle tutele per i casi di licenziamenti dovuti a esigenze organizzative e finanziarie, occorrerà che il legislatore si assuma la responsabilità di escludere i dipendenti pubblici, per esempio dalle modifiche all’articolo 18, con una norma espressa e chiara, che abolisca i già citati articoli 2, comma 2, e 51, comma 2, dell’articolo 165/2001.
Non si vedono le ragioni per le quali il legislatore debba porre in essere un simile vulnus all’ordinamento.
Né il comunicato dell’Anci lo spiega.

Luigi Oliveri

Fonte: Italia Oggi

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