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Cuneo fiscale e dipendenti pubblici Le prime modifiche allo studio

Sulla Legge di Stabilità il Tesoro è sicuro che margini per cambiamenti radicali (o comunque significativi) non ci siano.
Va da sé che i partiti di maggioranza non la pensino così. E diversi ministri «pesanti» sono d’accordo: il problema è trovare i soldi.
Anche se qualcuno in Parlamento punta sulle agevolazioni fiscali alle imprese o sui costi standard in sanità per rimpolpare il cuneo fiscale, con uno sconto di 14 euro mensili che ha il sapore di una beffa.
Anche sul fronte della casa i guai non finiscono mai.
Come la storia della nuova Tasi (che sarebbe, scusate il pasticcio, la parte della Trise che serve a finanziare i servizi indivisibili comunali) .
Secondo i calcoli del «Sole24Ore», nella sua versione «standard» (ovvero considerando l’aliquota base dell’1 per mille) la Tasi costerà più dell’Imu sulla prima casa, 3,7 miliardi di gettito attesi contro i 3,3 miliardi della defunta Imu con aliquota al 4 per mille.
Ieri il ministero del Tesoro ha diramato una nota di «mezza smentita».
Nel senso che secondo il Tesoro il confronto non è quello giusto: i 3,7 miliardi della Tasi vanno confrontati con i 4,3 miliardi dell’Imu prima casa, più la quota di Tares che riguardava i cosiddetti «servizi indivisibili» (luce, strade ecc.) , che sono state tutt’e due abolite.
Soltanto – e questo il Tesoro non lo dice – che il calcolo del quotidiano finanziario è stato fatto ipotizzando appunto che tutti i Comuni si fermeranno all’aliquota base dell’1 per mille.
Ma sappiamo che se vorranno dragare risorse, potranno salire per la «prima casa» anche fino al 2,5 per mille.
Magari non tutti lo faranno; ma al cittadino interessato importerà poco se l’extratassa è comunale o statale. Dovrà pagare.
Anche al ministero dell’Economia ammettono a mezza bocca che per la fretta il testo del capitolo casa della Legge di Stabilità è un po’ pasticciato. E che il Parlamento dovrà sistemare ambiguità e formulazioni poco chiare.
Se fosse per senatori e deputati, le modifiche alla manovra non si limiteranno solo a correzioni.
Ma come fare, visto che ogni intervento dovrà essere compensato con tagli alla spesa o nuove tasse? Un’autorevole fonte del ministero di Via Venti Settembre chiarisce un punto.
«Si è dato ad intendere che fosse arrivata finalmente la stagione delle vacche grasse – si spiega – ma non è così. La situazione dei conti pubblici è sempre difficilissima, e margini di manovra non ce ne sono».
Al Tesoro si è consapevoli che alcune cose vanno sistemate: ad esempio, bisogna ripristinare almeno l’indennità di vacanza ai lavoratori pubblici, ai quali si blocca di nuovo la contrattazione.
Il governo in ogni caso «prenderà in esame tutte le ipotesi di miglioramento praticabili».
Cioè compatibili con i numeri.
Il primo a sostenere che il vento era girato, a dire il vero, era stato proprio Enrico Letta.
Il 4 luglio in conferenza stampa il premier assicurò che – dopo la fine della procedura d’infrazione Ue per l’Italia – la Legge di Stabilità autunnale avrebbe potuto «godere dei primi elementi di flessibilità».
E sarebbe stata «tutta puntata sullo sviluppo, sul rilancio economico, sull’agenda digitale, sulla capacità di ridurre le tasse per rilanciare il Paese».
Noi ci avevamo creduto.
E ci avevano creduto anche i rappresentanti dei partiti di maggioranza, che adesso devono fare i conti con una manovra che specie sul cuneo fiscale dispone di risorse risibili.
Giorgio Santini, capogruppo Pd in Commissione Bilancio del Senato, vede appunto il cuneo fiscale (e il sociale) come l’area dove la manovra andrebbe fortemente rafforzata con più soldi.
Come reperirli? «Una possibilità è quella di agire sulle agevolazioni fiscali alle imprese – afferma Santini – tagliando con coraggio certi sussidi a piccoli settori produttivi.
Ancora, sulla spesa sanitaria è possibile fare di più per introdurre il criterio dei costi standard. Lì si può recuperare».
Il senatore ed ex-ministro Pdl Maurizio Sacconi oggi a un convegno dell’area «neocon» chiederà di concentrare il «bonus-cuneo» sul salario di produttività, di agire sui costi standard della sanità, e soprattutto di « rafforzare l’intervento sulla spesa guardando a certe voci come le aziende del trasporto pubblico locale o alle associazioni tra Comuni».
Sul versante del trattamento fiscale della casa, invece, il Pdl vorrebbe ridurre l’aliquota massima teorica per i Comuni.
«Così avranno meno possibilità di scaricare sui cittadini le loro inefficienze», conclude Sacconi.

Fonte: La Stampa

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