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Così Palazzo Chigi si sottrae alla spending review dei dirigenti

Ricordate quei giorni? L’Italia sembrava percorsa dalla frenesia di mettersi in regola, con sé stessa prima ancora che con l’Europa o i mercati finanziari. Andavano ridotti i privilegi dei mandarini di governo. Tagliati gli sprechi utili solo a gonfiare la pressione fiscale. Sotto il capitolo “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica”, appellandosi alla “straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni”, il governo di Mario Monti nel 2012 agì: via dai ministeri un direttore generale di ministero su cinque.

Avanti veloce di un anno e mezzo e cosa resta di quella frenesia? Be’, c’è stato un intoppo. Informatico, a prima vista. Perché per decidere se un organico è in soprannumero bisogna prima sapere com’è composto. E per scoprirlo vanno pubblicati dall’amministrazione coinvolta i “ruoli dirigenziali”, un elenco di coloro che ne fanno parte e da quando. Peccato che sul sito del governo quell’aggiornamento sui dirigenti di prima fascia di Palazzo Chigi sia fermo al primo giugno 2012. Cioè a due settimane prima che il decreto di Monti lanciasse i tagli in caso di soprannumero (peraltro, per tutto il resto dei dati il sito è aggiornatissimo).

Anche così però un’occhiata più attenta ai ruoli di Palazzo Chigi rivela due punti essenziali. Il primo è che i direttori generali sono in soprannumero rispetto alle norme di Monti. Il secondo è che non sono stati dichiarati esuberi e pensionamenti.

Fonte: La Repubblica

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