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Contributi in sicurezza

Nessun deprezzamento dei contributi a chi andrà in pensione il prossimo anno. Il montante contributivo, infatti, si rivaluterà per intero di oltre mezzo punto percentuale (0,5331%, pari alla differenza quinquennale del prodotto interno lordo, pil), senza necessità di recuperare la svalutazione che lo stesso montante doveva subire quest’anno e che non c’è stata. Questa una delle principali modifiche apportate dalla commissione lavoro al testo del dl pensioni (65/2015) che, ieri, ha ricevuto dall’Aula della camera il primo via libera. Il dl passerà ora al vaglio del senato che dovrà convertirlo entro il 20 luglio. Per stessa ammissione della relatrice Anna Giacobbe (Pd), però, «l’impianto normativo non dovrebbe subire modifiche di carattere sostanziale. Si tratterà, caso mai, di correggere alcune sfumature o alcuni stanziamenti di fondi».

Il contributivo. La novità introdotta e che offre una boccata di ossigeno ai futuri pensionati, riguarda il calcolo c.d. «contributivo» delle pensioni che si basa su tre parametri: la retribuzione, l’aliquota di computo e il coefficiente di trasformazione. All’atto di pensionarsi, il montante contributivo è rivalutato e su di esso è applicato il coefficiente pre-fissato dalla legge che converte quei contributi in pensione. La rivalutazione avviene in base al pil che misura la capacità del paese di far girare l’economia. Il problema, però, è sorto il 27 ottobre 2014 quando l’Istat ha fornito il tasso di rivalutazione dei montanti per il 2013 che andranno in pensione a partire dal 1° gennaio 2015, ossia la variazione quinquennale del pil. E per la prima volta dal 1996 il tasso è risultato inferiore a «uno» che garantisce l’invariabilità: 0,998073%. Ci sarebbe dovuta essere, dunque, una svalutazione dei montanti che, però, è stata bloccata dell’Inps che ha congelato l’operazione. La questione è stata sistemata dall’art. 5 del dl 65/2015, che però, in un primo momento, prevedeva il «recupero sulle rivalutazioni successive». Per l’anno 2015, quindi, il coefficiente da applicare è posto pari a 1 in luogo di 0,998073, fatto salvo il recupero nel 2016 (quando il coefficiente sarà pari a 1,005331) per sterilizzare il tasso negativo. In questo modo, però, sarebbero risultati penalizzati quanti fossero andati in pensione dal prossimo anno. Problema risolto con il comma 1-bis aggiunto all’art. 5 che stabilisce la deroga prevedendo che il recupero non operi in sede di prima applicazione della nuova disposizione, cioè per quei soggetti che andranno in pensione l’anno prossimo (sulle rivalutazioni del 2015). Soddisfazione per il risultato raggiunto è stata espressa dal sottosegretario al lavoro, Teresa Bellanova, che si può ritenere più che soddisfatta per l’approvazione «di un provvedimento che aumenta in maniera importante le risorse per gli ammortizzatori sociali. Un impegno mantenuto su misure importanti, che consideriamo tra gli strumenti migliori per garantire i livelli occupazionali durante i periodi di crisi».

Fonte: Italia Oggi

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