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Consulenze, lo Stato spreca due miliardi

A TORINO amano gli animali, ed è forse per questo che il Comune ha rinnovato per due anni un incarico da 19.828 euroa un consulente per il loro benessere. A Cancellara, in provincia di Potenza, si preoccupano invece dei cittadini, anche da morti: l’amministrazione ha destinato 22.526 euro al collaudo statico dei loculi del cimitero.
NIENTE a che vedere con Crotone, dove, per inseguire l’efficienza, la Provincia ha arruolato due persone come “inseritori di dati esterni”. Tre storie, tre casi pescati nel calderone dei 456.565 consulenti che dalla Presidenza del consiglio al più piccolo Comune costano ogni anno alle casse dello Stato 2 miliardi di euro. Numeri da capogiro che raccontano un costume tutto italiano ed emergono incrociando i dati della Corte dei Conti, i tabulati raccolti presso l’Anagrafe delle prestazioni del ministero della Funzione pubblica, i bilanci delle amministrazioni e le analisi della Uil sugli sprechi dello Stato. Il quadro è desolante. Tra il 2011 e il 2012 i ministeri hanno speso 20 milioni di euro in consulenze, 152 milioni sono usciti dalle casse delle Regioni, 420 milioni dai Comuni e 110 milioni dalle Province. Centosessanta milioni li hanno spesi le aziende ospedaliere, 178 milioni le Asl, oltre cento le università e 60 le scuole. Alcuni incarichi sono necessari perché aggiungono competenze di cui la pubblica amministrazione è sprovvista: tanti sono quelli affidati a insegnanti, ricercatori, giovani professionisti, marginalità del precariato che stentano a trovare la via della stabilità, ma la maggioranza finisce per arricchire amici, parenti, clientele, uomini per tutte le stagioni, abili a districarsi negli angoli bui della politica. Nel pozzo di italiche miserie e stratagemmi per sopravvivere, e sopravvivere bene, c’è di tutto: il consulente che da vent’anni siede al fianco dei ministri e nel 2011 strappa l’ennesimo contratto da 170mila euro, l’ex-soubrette chiamata dalla Difesa a lavorare sulla celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, l’esperto di tartufi e lo studioso delle abitudini riproduttive dei cormorani. Ma in questa Babele di uomini e incarichi, forse l’interrogativo più cocente è anche il più banale: era veramente necessario che il comune di Potenza affidasse una “consulenza tecnica” da 28.868 euro per verificare la correttezza delle fatture di Telecom Italia? NEI SALONI DI PALAZZO CHIGI «Mia moglie Antonia Ruggiero mi tradisce con Silvio Berlusconi». Sono le parole del giornalista Giovanni Porcelli che, dopo aver avviato la causa di separazione, ha accusato la consorte, 35enne, assessore della Regione Campania per il Pdl, di aver vissuto per anni una relazione con il Cavaliere. Mentre il processo va avanti e la donna si difende definendo la vicenda «una meschina strumentalizzazione politica», è curioso scoprire che sua sorella Dora Ruggiero ha ottenuto nel 2010 proprio dalla Presidenza del consiglio, allora guidata da Silvio Berlusconi, una consulenza da 18 mila euro per rilanciare lo sviluppo dell’Italia «con l’obiettivo – si legge negli elenchi degli affidamenti interni di Palazzo Chigi – di ridurre e semplificare il fisco delle imprese». La generosità del Cavaliereè nota: l’uomo ne ha dato prova anche con Pier Maria Corso, legale di Nicole Minetti nel processo Ruby. Tra il 1° gennaio e il 16 novembre del 2011, a dibattimento già avviato, Palazzo Chigi ha riconosciuto all’avvocato una consulenza per un compenso di 10 mila euro. Negli ultimi due anni (a cavallo tra governo Berlusconie governo Monti) la Presidenza del consiglio ha speso 5,1 milioni di euro per i suoi consulenti. A questo costo si somma quello dei dirigenti assunti negli uffici dei ministri senza portafoglio (3,5 milioni secondo il bilancio di previsione 2012), mentre un milione di euro è servito per pagare le indennità del personale negli uffici del presidente e dei sottosegretari di Stato. Dall’insediamento di Mario Monti, la spending review è arrivata dentro Palazzo Chigi: gli esperti esterni del segretariato generale sono passati da 255 a 56, e quelli nominati dai ministri senza portafoglio sono stati ridotti da 39 a 21. Ma questi tagli bastano per giustificare il fatto che, nonostante la Presidenza del consiglio stanzi ogni anno 95 milioni di euro per il personale di ruolo, abbia speso tra il 2011 e il 2012 5,1 milioni per i suoi consulenti? MINISTRI, MOGLI E GRAND COMMIS Alle volte a tradire sono gli intrecci e i legami familiari. Come quello che unisce i coniugi Vincenzo Fortunatoe Paola Palmarini. Il primoè il potente capo di gabinetto del ministero dell’Economia, nominato nel 2008 da Berlusconi e confermato nel 2011 da Monti; la seconda ha ottenuto nel 2011 dalle Infrastrutture una consulenza da 45 mila euro sulle grandi opere. Non c’è legame matrimoniale, ma una solida relazione sentimentale tra Emanuela Bravi e Marco Milanese (ex-braccio destro di Tremonti). La donna ha un contratto da 75.651 euro in qualità di «consigliere del ministro dell’Economia per la comunicazione». La Bravi era rimasta sconosciuta alle cronache fino a quel capodanno del 2009 a New York con Marco Milanese in una suite da 8.500 euro a notte dell’hotel Plaza Athenee. Interrogato dai magistrati, l’imprenditore Paolo Viscione ha confessato: «Quel viaggio l’ho pagato io». Nelle pieghe dei ministeri, capaci di spendere 20 milioni di euro per i loro consulenti, alcuni sono meteore aggrappate al ciclo di una stagione politica, altri sopravvivono ai mutamenti del tempo. Ercole Incalza appartiene alla seconda categoria. Il suo avvocato Titta Madia ha detto: «Per lui ci sono stati quattordici proscioglimenti e mai una condanna. Un vero recordman». Il settantenne ingegnere di Brindisi è una personalità nel mondo delle Infrastrutture e già dagli anni ’80 comincia a collaborare con lo Stato in progetti importanti come la Tav.
Nel 2010 i magistrati scoprono che l’arc h i t e t t o A n g e l o Zampolini (l’uomo che ha confessato ai magistrati di aver gestito materialmente il pagamento della casa di Claudio Scajola.) nel 2004 aveva contribuito con 520 mila euro all’acquisto dell’appartamento del genero di Incalza, Alberto Donati. Il grand commis presenta le dimissioni all’allora ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, ma due anni dopo è ancora lì e nel 2011 ottiene un incarico annuale da 170 mila euro.
Del resto, nel dicastero guidato da Corrado Passera ha trovato asilo un gran numero di collaboratori. A governo già dimissionario, il titolare del superministero che ha accorpato le Infrastrutture e lo Sviluppo Economico ha assegnato ventiquattro incarichi, tra nuove nomine e rinnovi. Incarichi necessari – secondo Passera – per portare a termine i numerosi provvedimenti normativi finora varati.
CONSULENTI MASCHERATI Sono 38.120 e qualcuno li chiama consulenti mascherati. Si tratta del personale di supporto politico, i cosiddetti “articolo 90″ in riferimento all’articolo del Testo unico sugli enti locali che permette agli organismi politici di assumere personale di fiducia. Il Comune di Roma spende 2,8 milioni l’anno per i loro stipendi, 2,2 milioni Napoli, 1,6 Torino, 1,2 Milano. Ma dietro la discrezionalità si nascondono sprechi quando non casi di familismo e clientelismo politico. Nella Regione Lazio guidata dalla giunta Polverini, Isabella Rauti, membro dell’ufficio di presidenza, si è dotata di una struttura di staff costituita da quattro collaboratori, assunti in assoluta discrezionalità e inviando una semplice lettera all’allora presidente del Consiglio regionale, Mario Abruzzese. Nel Comune di Roma è accaduto molto di più.
Nel 2011 l’assessorato alla Mobilità ha assunto nello staff direttivo Sara Quattrociocchi. La ragazza aveva 25 anni, un diploma da perito aziendale e un’esperienza lavorativa nella filiale regionale dell’Agenzia del Demanio. Suo padre, Silvano Quattrociocchi, è un politico laziale passato dal Pdl a Futuro e Libertà. L’assessore alle risorse umane Enrico Cavallari ha chiamato a lavorare con sé il cognato Marco Mannucci (fratello della moglie). Sempre alle risorse umane è stato assunto anche Armando Egidi. Egidi è socio della Egidi srl e il funzionario comunale che analizzava il profilo ha scritto al piede del curriculum: «La partecipazione in qualità di socio, in quanto assimilabile ad esercizio di attività di imprenditore, è incompatibile (art.60/dpr 3/1957)». L’avvertimento non è stato sufficiente a bloccare la nomina di Egidi, che nel gennaio del 2011 ha lasciato la poltrona di assessore nel Comune di Palombara Sabina ed è entrato dalla porta principale del Campidoglio.
Il Comune di Roma ha 238 dirigenti, 6.254 funzionari, 18mila dipendenti. Nel gabinetto di Gianni Alemanno lavorano 299 persone, 281 negli uffici dell’assemblea capitolina, 73 nell’ufficio stampa. In questo sconfinato organigramma sono veramente necessari gli 83 “fiduciari” assunti negli staff degli assessori e del sindaco? UNA PIOGGIA DI INCARICHI In Friuli-Venezia Giulia la neve cade copiosa.
Forse è per questo che la Regione ha deciso di destinare 26.370 euro per affidare a una persona il compito di verificare se nevica e quanto nevica. È la stessa Regione che ha speso 10 mila euro per salvare le biblioteche nel deserto della Mauritania. In Liguria, Matteo Rosso, capogruppo del Pdl all’opposizione ha denunciato le maniche larghe della giunta che avrebbe pagato 10 mila euro per uno studio sul mezzo idoneo a meccanizzare alcune fasi produttive dell’aglio di Vessalico.
In tre anni il Piemonte, guidato prima da Mercedes Bresso e poi dal leghista Roberto Cota, ha speso 6,6 milioni di euro per le consulenze con una media per incarico di 40 mila euro. Nel 2011 la Regione ha stanziato 18 mila euro per «la valorizzazione delle collezioni di invertebrati (molluschi e insetti esclusi)» e 30mila euro per la «conservazione delle collezioni botaniche», mentre tra il luglio del 2009 e il dicembre del 2012 139.150 euro sono andati all’università di Torino, incaricata di redigere un progetto «sulla definizione dei valori di resistenza a flessione del legname massiccio per uso strutturale di larice e castagno piemontese».
In questo grande circo di spese pazze, incarichi confusi e spesso superflui, amministrazioni spendaccione ma indebitate fino al collo, la palma della sincerità va a Pontinia, la cittadina laziale di 14 mila abitanti inaugurata il 18 dicembre del 1935 da Benito Mussolini. Negli ultimi due mesi del 2011 il Comune guidato dal sindaco Eligio Tombolillo ha affidato a un architetto un incarico da 8.100 euro con una motivazione disarmante. Sul registro dei collaboratori interni redatto dall’ufficio del personale alla voce “descrizione incarico”, è scritto semplicemente, caso unico tra migliaia di delibere: «Mancanza di personale nell’ente».

Fonte: La Repubblica

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