Questo articolo è stato letto 176 volte

Concorsi pubblici: segni di riconoscimento nelle prove scritte concorsuali

Approfondimento di C. Crepaldi

concorso

Continua a produrre contenzioso la questione dei segni di riconoscimento delle prove concorsuali di tipo scritto in violazione della regola dell’anonimato.
La casistica è ormai molto ampia perché moltissimi possono essere le varianti dei segni di riconoscimento posti in essere dal candidato per godere di una valutazione migliorativa, ovviamente, in pieno contrasto con il principio di imparzialità che deve essere assicurato nell’ambito della procedura concorsuale per l’accesso all’impiego.
La regola dell’anonimato, posta dall’art. 14 del d.p.r. 9 maggio 1994 n. 487, ossia del Regolamento relativo all’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e alle modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi, ha proprio l’obiettivo di garantire l’imparzialità, consentendo alla commissione di operare serenamente, facendo riferimento esclusivamente ai criteri di valutazione oggettivi che sono stati predeterminati e senza il condizionamento determinato dalla conoscenza, diretta o indiretta, dei candidati, che potrebbe sfociare, anche involontariamente, in un esito falsato, in positivo o in negativo, della valutazione.
In linea generale, si ritiene che la regola dell’anonimato degli elaborati scritti vada intesa nel senso che non deve esserci nell’elaborato alcun segno che sia «in astratto» ed «oggettivamente» suscettibile di riconoscibilità. Perciò tale regola, benché essenziale, non può essere intesa in modo così assoluto e tassativo da comportare l’invalidità delle prove ogni volta che sussista la mera possibilità di riconoscimento, perché, se così fosse, sarebbe materialmente impossibile svolgere concorsi con esami scritti, giacché non si potrebbe mai escludere a priori la possibilità che un commissario riconosca la scrittura di un candidato, benché il relativo elaborato sia formalmente anonimo, oppure che un commissario sia in condizioni di riconoscere una particolare modalità di stesura, con riferimento al numero di pagine, al colore dell’inchiostro, alla grafia in corsivo, alla divisione in colonne o paragrafi, ad un’eventuale sottolineatura.

Continua a leggere l’articolo

 

Novità editoriale:

pubblica-amministrazione-riforma-madiaLa Pubblica Amministrazione dopo la Riforma Madia

a cura di Gianfranco Passalacqua

Nel quadro di questa sostanziale riforma della P.A. volta a semplificare i procedimenti per cittadini e imprese, l’obiettivo di questa pubblicazione è quello di esaminare, tamite il commento articolo per articolo delle nuove norme, tutte le novità introdotte.

scopri

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>