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Comuni e Province chiedono modifiche su dirigenza e anticorruzione

Correggere la disciplina della dirigenza e alcune previsioni in materia di contrasto alla corruzione. Sono due delle richieste che i rappresentanti di Anci e Upi hanno portato alla commissione Affari costituzionali della Camera, nel corso di una audizione sulla riforma della Pa. È stata sottolineata allo stesso tempo la necessità di introdurre un ulteriore articolo per la semplificazione delle norme relative ai controlli agli enti locali.

Superamento del dualismo del vertice amministrativo
Per le due associazioni l’attuale formulazione delle deleghe implica il permanere, nei Comuni di maggiori dimensioni demografiche, nelle Città metropolitane e nelle Province, di un dualismo nel vertice amministrativo, con la compresenza di un direttore generale e di un dirigente apicale. Ma per attuare una vera riforma della figura apicale degli enti locali, evitando duplicazioni di costi e sovrapposizioni di competenze, quel che serve è appunto il superamento di quel dualismo. Inoltre servirebbe garantire nelle realtà più grandi «la possibilità di individuare il vertice amministrativo in un più ampio bacino di competenze e professionalità, e quindi anche al di fuori del ruolo unico della dirigenza». Con specifico riferimento alla strutturazione del ruolo unico della dirigenza locale, «è opportuno prevedere un’articolazione per aree professionali, prevedendo, peraltro, rispetto ai dirigenti apicali, uno specifico regime della durata dell’incarico dirigenziale che deve essere raccordato con la durata del mandato elettivo». Un no dalle due associazioni «alle procedure di conferimento degli incarichi dirigenziali di vertice di un meccanismo di preselezione di una rosa di candidati», vanno invece «coinvolte le associazioni rappresentative degli enti locali nel nuovo sistema di formazione».

Precisare meglio gli obblighi di pubblicità
Sul fronte della corruzione, Anci e Upi chiedono di «indicare chiaramente che gli enti locali di piccole dimensioni possono svolgere in modo associato, anche attraverso intese tra i Comuni, le Province e le città metropolitane, le funzioni relative alla trasparenza e alla prevenzione della corruzione». La revisione della normativa sulla trasparenza, concludono le due associazioni «è l’occasione per precisare meglio gli obblighi di pubblicità ai fine di prevenzione della corruzione rispetto alla previsione di un diritto di accesso generalizzato alle informazioni delle pubbliche amministrazioni».

La riforma può consolidare la legge Delrio
«Questa riforma che vuole riorganizzare la pubblica amministrazione semplificando il sistema e valorizzando il capitale umano di tutte le istituzioni, deve essere coerente e coordinata alla riforma delle aree vaste, e, anzi, può rappresentare il consolidamento del processo avviato con la legge Delrio». Così si è espresso il presidente della Provincia e sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, intervenendo per l’Upi all’audizione alla Camera. Bisogna dare, secondo Filippeschi, massima coerenza tra il ridisegno dell’amministrazione statale e periferica e quello in atto della riforma dei nuovi enti di area vasta. «Proprio sui temi della semplificazione, i nuovi enti di area vasta possono essere messi alla prova per il loro ruolo di case dei Comuni, promuovendo la gestione di servizi e funzioni associati, valorizzando il potenziale delle centrali uniche di committenza con risparmi e garanzia di servizi su tutto il territorio, sostenendo i processi di unioni e fusioni dei Comuni».

Regioni: autonomia reclutamento per urgenze e dirigenti
Le Regioni – la delegazione della Conferenza intervenuta a Montecitorio era composta da Roberto Ciambetti (assessore al bilancio della Regione Veneto) e da Lorenzo Broccoli, coordinatore tecnico della commissione Affari istituzionali – hanno sottolineato in particolare alcuni punti come la previsione di una norma che, nella condivisione di unificate e condivise procedure concorsuali, garantisca l’autonomia delle Regioni nei casi di specifiche e urgenti esigenze nel reclutamento e nel conferimento degli incarichi dirigenziali. Così come è da prevedere l’inserimento di una clausola di esclusione per il conferimento degli incarichi di posizione apicale delle Regioni (direttori generali) in quanto chiamati in via principale all’attuazione degli indirizzi degli organi politici (punto peraltro già accolto in sede tecnica per gli enti locali).

Fonte: Il Sole 24 Ore

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