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Cantone (Anac): piano nazionale anticorruzione entro fine ottobre

Piano nazionale anticorruzione sulla rampa di lancio: arriverà «entro fine ottobre» la piattaforma sulla base della quale gli enti locali potranno presentare propri programmi. E, nel frattempo, una ricerca ha rivelato come le amministrazioni pubbliche stiano cercando di ingranare la marcia per contrastare gli illeciti, laddove, però, se il 71% ha una specifica linea di condotta nella selezione dei fornitori, soltanto «l’8% ne valuta le performance».

È stato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), a dettare la tabella di marcia sulle prossime mosse dell’organismo, nel corso di un evento ieri nella sede della Banca d’Italia a Roma, chiarendo che non oltre il mese di gennaio 2016 gli enti predisporranno piani che sottendano alla creazione di «una rete italiana della prevenzione della corruzione», il cui responsabile locale deve vedere il proprio ruolo rafforzato e essere, di conseguenza, «autonomo rispetto all’organo di indirizzo politico».

Il funzionario che dovrà accertarsi del rispetto delle regole di legalità nella p.a. dunque non potrà, ha proseguito il magistrato, «essere un soggetto assunto a termine», bensì dovrà essere «un interno, competente rispetto alle dinamiche» dell’amministrazione, non un «soggetto calato dall’alto». Quanto alle iniziative avviate finora, in varie parti della Penisola, per il vertice dell’Anac non hanno ottenuto «risultati entusiasmanti», e la ragione andrebbe ricercata, ha spiegato, nel fatto che spesso i testi vengono stilati seguendo «una logica burocratica. E con la tendenza a sminuire i rischi».

L’incontro a palazzo Koch ha favorito un «botta e risposta» fra Cantone e Piero Fassino, presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci): quest’ultimo, infatti, aveva colto l’occasione per segnalare come alcune norme della legge Severino (190/2012) dovessero essere corrette, perché «rischiano di essere penalizzanti» per un sindaco o, in generale, per un amministratore locale. In particolare, a giudizio del primo cittadino di Torino, andrebbero riviste le regole sull’abuso d’ufficio (in agguato e frequente «come una contravvenzione per un camionista»), reato che può fare scattare la sospensione. Inoltre, per Fassino andrebbero sottoposte a modifica anche «le norme su inconferibilità e incompatibilità degli incarichi». «Dire che l’abuso d’ufficio per un sindaco è come una contravvenzione per un camionista è eccessivo», ha replicato la guida dell’Anac, ritenendo si sia trattato più che altro di «una provocazione». E, poi, opinione di Cantone è che vi sia «abuso e abuso, e ci sono abusi patrimoniali di estrema gravità».

Nel frattempo, uno studio dell’università Bocconi, in collaborazione con Pwc condotto su oltre 200 amministrazioni pubbliche negli ultimi due anni, ha evidenziato come il 99% degli enti intervistati ha emanato il proprio piano anticorruzione, il 99% ha nominato il responsabile della prevenzione della corruzione, il 94% ha adottato un proprio codice di comportamento, il 95% dei comuni capoluoghi di provincia ha nel proprio sito una sezione «Amministrazione trasparente» (ma solo il 15% ha previsto un flusso informatico adeguato). In generale, il dossier ha lasciato affiorare una «certa incoerenza» circa il concreto approccio per evitare comportamenti illeciti, con procedure che «talvolta si limitano alla definizione di presidi di prevenzione senza prevedere attività di controllo». Basti pensare, infatti, che il 60-70% di enti pubblici setacciati non è dotato di una disciplina specifica su alcune aree in cui si può annidare l’illegalità, come «spese di rappresentanza e del personale dirigente. E donazioni».

Fonte: Italia Oggi

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