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Busta paga a comando vocale

Il lavoratore che scarica sul suo telefonino la sua busta paga con uno sguardo e/o con un comando vocale: è il futuro dietro l’angolo della sburocratizzazione del rapporto di lavoro, che muove i propri passi. È un test, quello, autorizzato dal Garante della privacy (provvedimento n. 438 del 27 ottobre 2016), che sta sperimentando il CSI Piemonte, un consorzio che riunisce, tra gli altri, Regione Piemonte, Università e Politecnico di Torino, città di Torino, Enti Locali e Sanità.

Il CSI vuole mettere alla prova un servizio di autenticazione informatica basato sul riconoscimento dell’immagine del volto e dell’impronta vocale. Il progetto pilota prevede l’applicazione del sistema di autenticazione basato su tecnologie biometriche al sistema di accesso al servizio cedolini on-line da parte dei dipendenti, in alternativa al sistema in uso basato sull’utilizzo di credenziali di autenticazione (user-id e password).

Il sistema prevede l’installazione di una app sul proprio dispositivo (smartphone), la creazione di un proprio account identificato dall’indirizzo email aziendale (con scelta di un Pin) e, infine, la registrazione dei dati biometrici (a scelta dell’utente riconoscimento solo vocale, riconoscimento solo facciale, riconoscimento vocale e facciale).

Quello che si sperimenta per il cedolino dello stipendio, potrà valere per tantissimi documenti reperibili su piattaforme telematiche.

Per adesso il servizio è a disposizione di alcuni volontari, in un quadro di sicurezze aggiuntive, specificate dal provvedimento del Garante: nessuna interferenza con i meccanismi e applicativi aziendali utilizzati nella gestione del rapporto di lavoro; apposite credenziali e un indirizzo di posta elettronica temporaneo; cancellazione irreversibile dei dati biometrici al termine della sperimentazione o su richiesta del partecipante; infine, eventuali incidenti informatici o di violazioni dei dati biometrici (data breach) dovranno essere comunicati tempestivamente al Garante, e, nei casi previsti, agli utenti.

Diritto all’oblio. Non si può invocare il diritto all’oblio per vicende giudiziarie di particolare gravità e il cui iter processuale si è concluso da poco tempo. In questi casi prevale l’interesse pubblico a conoscere le notizie. Con questa motivazione, il Garante privacy ha dichiarato infondata la richiesta di deindicizzazione di alcuni articoli presentata da un ex consigliere comunale coinvolto in un’indagine per corruzione e truffa (provvedimento n. 400 del 6 ottobre 2016).

Fecondazione assistita. Parere favorevole del Garante per la privacy sulla nuova disciplina per manifestare il consenso da parte delle coppie che intendono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (provvedimento n. 468 del 10 novembre 2016).

Lo schema del ministero della salute aggiorna il Regolamento alla luce delle sentenze della Consulta, che hanno dichiarato l’illegittimità di alcune norme della legge 40/2004, rimuovendo il divieto alla fecondazione eterologa e consentendo, in particolari circostanze, la crioconservazione degli embrioni.

Fonte: ItaliaOggi

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