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Assunzioni con l’opzione di un nuovo sfoltimento

Stretto tra le misure anti-deficit che impongono di tagliare, così come in tutti gli altri ministeri, il personale e la possibilità di assumere i vincitori dei vecchi concorsi, i Beni culturali per il momento non si muovono. O meglio, se qualcosa si muove, per ora sono le promesse del ministro, Giancarlo Galan. Iniziamo dal primo versante, quello delle sforbiciate. La manovra di Ferragosto ha imposto nuovi tagli, dopo quelli degli anni scorsi, ai quali si è anzi rifatta per calcolare l’entità dell’affondo: riduzione di non meno del 10% sia degli uffici dirigenziali non generali e delle relative dotazioni organiche, sia della spesa per il personale non dirigenziale. Per chi non si adegua, scatta il blocco di qualsiasi assunzione. Tradotto in numeri, per i Beni culturali questo significa far dimagrire le piante organiche di 4mila addetti, che nella realtà si riducono a 2.700 per effetto dei tagli già praticati, del blocco del turn over e dell’esodo dei dipendenti in possesso dei requisiti per andare in pensione prima del tempo. Un impatto rilevante sui luoghi d’arte, già ora alle prese con la mancanza di custodi, che in alcune realtà ha costretto alla chiusura nei giorni festivi (si veda l’articolo sopra). Il ministro Galan ha detto a più riprese che con i tagli si verrebbe a creare una situazione insostenibile e che, pertanto, farà pressioni sul resto del Governo per esonerare i Beni culturali dall’ulteriore dimagrimento. Finora, però, niente è avvenuto. Anche se è vero che per i tagli c’è tempo fino a fine marzo prossimo. Al ministero c’è chi sostiene che la partita sia affidata al decreto sulla crescita, dove dovrebbe essere inserita la norma per salvare i Beni culturali dai tagli al personale. Norma che dovrebbe contenere anche una parte sulle assunzioni, sia quelle straordinarie per Pompei, sia degli altri vincitori di vecchi concorsi. Per quanto riguarda questi ultimi, infatti, sempre la manovra di Ferragosto ha previsto una deroga al blocco del turn over nel pubblico impiego per permettere il reclutamento attingendo a vecchie graduatorie. In particolare, si tratterebbe di fare riferimento al concorso per 500 posti per varie professionalità di cui si iniziò a parlare nel 2007 (allora era ministro Francesco Rutelli), poi bandito nel 2008. In prima battuta si tratterebbe di immettere nei ranghi dei Beni culturali 168 addetti, in buona parte custodi. L’altra partita è, invece, quella che riguarda Pompei. In questo caso, il decreto legge 34 del marzo scorso (poi convertito nella legge 75) ha previsto un programma straordinario per l’area archeologica, tra cui l’assunzione, in deroga al blocco del turn over, di personale tecnico. Nuove figure da reclutare sempre scorrendo le graduatorie dei vecchi concorsi. Alla soprintendenza dell’area archeologica di Napoli e Pompei, che ha messo a punto i progetti per gli interventi nei siti campani ? oltre a Pompei, dove verrà effettuato il grosso dei lavori, saranno interessati anche Ercolano, Pozzuoli, Oplontis, Boscoreale, Bacoli, Nola e Napoli ? aspettano l’arrivo di 12 archeologi, 7 architetti e un amministrativo. I progetti ci sono tutti, alcuni dei quali già esecutivi. Ora bisogna attivare il monitoraggio per capire lo stato dei luoghi e poi si può partire con i bandi di gara per l’affidamento dei lavori. Sempre che arrivino le nuove forze e, soprattutto, vengano sbloccati i 105 milioni del fondo per le aree sottoutilizzate (Fas) destinati a proteggere Pompei dal rischio di nuovi crolli.

Fonte: IL SOLE 24ORE

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