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Ancora senza contratto 3,7 milioni di dipendenti

Natale amaro per gli oltre 3,7 milioni di lavoratori dipendenti che, stando ai dati Istat di novembre, aspettano il rinnovo contrattuale.
Di questi tre milioni sono dipendenti pubblici.
Il numero è calato rispetto ad ottobre, grazie al rinnovo di alcuni contratti collettivi, ma l’attesa per chi ha il contratto scaduto è salita a quasi tre anni.

A partire infatti da gennaio del 2010 tutti i contratti della pubblica amministrazione sono scaduti e rimarranno tali in ottemperanza alle disposizioni della legge 122/2010 all’articolo 9 comma 7 che stabilisce il blocco delle procedure contrattuali e negoziali relative al triennio 2010-2012.
Nel dettaglio, per l’insieme dell’economia, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è stato pari al 28,5%, in riduzione rispetto al mese precedente per l’entrata in vigore di alcuni rinnovi contrattuali (alimentari, olearie e margarinera, carta cartone e cartotecnica).

I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono stati in media 35,6 in deciso aumento rispetto ad novembre 2011 (23,9).
L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è stata di 10,1 mesi, anch’essa in crescita rispetto ad un anno prima (7,5).

Il dato diventa ancora più duro se si considerare che sempre a novembre le retribuzioni sono rimaste sostanzialmente invariate (+0,1%) rispetto al mese precedente e cresciute dell’1,6% rispetto a novembre del 2011.
Nella media del periodo gennaio-novembre 2012 l’indice é cresciuto, nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, dell’1,4 per cento.

I settori che hanno presentato gli incrementi maggiori sono stati: alimentari bevande e tabacco (3,6%); legno, carta e stampa, acqua e servizi di smaltimento rifiuti (per entrambi gli aggregati 3,0%); energia elettrica e gas (2,9%); tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,8%).
Si registra, inoltre, un incremento tendenziale dello 0,3% in agricoltura e variazioni nulle per telecomunicazioni e per tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Quanto alle retribuzioni orarie contrattuali queste hanno segnato un incremento tendenziale del 2,2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

Da qui il calo a dicembre della fiducia dei consumatori italiani, scesa al minimo storico a dicembre.
L’indice cioè che misura la fiducia dei consumatori in merito alla propria situazione personale, segnala l’istituto di statistica, è sceso da 90,9 a 90,7 punti, il livello più basso dal 1996, quando sono iniziate le serie storiche.
Si risolleva invece dal minimo di sempre l’indice riferito al clima economico, che sale da 69,7 a 72,9 punti.

Migliorano inoltre sia i giudizi che le aspettative sulla situazione economica dell’Italia (da -133 a -132 e da -64 a -60 i relativi saldi).
Sono inoltre in calo le attese sulla disoccupazione (da 113 a 104 il saldo).
A livello territoriale il clima di fiducia aumenta nel Nord-est, al centro e nel Mezzogiorno, mentre diminuisce nel Nord-ovest.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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