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«Anche gli statali siano licenziabili»

Anche nella Pubblica amministrazione si dovrebbe poter licenziare. Un’affermazione del ministro del Lavoro Elsa Fornero che provoca l’immediata reazione del collega della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi: «Il tema – ribatte – è già previsto nel testo predisposto per la legge delega» ma «ritengo sia opportuno approfondire alcuni aspetti tecnici in Consiglio dei ministri».
Intanto – nel giorno delle critiche del neo presidente di Confindustria Giorgio Squinzi alla riforma del lavoro – il premier Mario Monti non fa mancare la sua risposta: «È quasi normale che tutte le parti sociali abbiano trovato non ottimale la riforma del lavoro. Abbiamo seguito come obiettivi le indicazioni di organismi, come l’Ocse e l’Fmi, che non hanno a cuore interessi di categoria ma interessi generali».
Parole che hanno fatto arrabbiare sia l’opposizione politica al governo, in Parlamento e fuori, sia la Cgil. E hanno messo in imbarazzo i partiti di maggioranza impegnati a trovare un punto di equilibrio sulla riforma del lavoro.
Platee giovanili
Sia Monti che Fornero hanno scelto due platee giovanili. Il ministro, invitata a Torino dai giovani dell’Università, ha detto che la riforma va vista «nel suo complesso». «Il varo di una riforma del lavoro – ha osservato – è necessariamente un esercizio di equilibrio, in quanto coinvolge ampi strati di popolazione». Poi l’auspicio sugli statali: «Mi auguro che qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto per i dipendenti privati sulla possibilità di licenziare sia inserito nella delega per i dipendenti pubblici». Che il tema sia sul tavolo lo ha confermato il ministro Balduzzi: la possibilità di licenziare anche nel settore pubblico «è materia di cui parleremo sicuramente domani (oggi, ndr) e sicuramente in una delle prossime riunioni del consiglio dei ministri». Diretto, forse pensando a Squinzi, il presidente del Consiglio, intervenuto al Forum dei giovani, a Roma: «È quasi normale che tutte le parti sociali abbiano trovato non ottimale la riforma del lavoro. Abbiamo seguito obiettivi di flex security seguendo le indicazioni di organismi, come l’Ocse e il Fondo monetario internazionale, che non hanno a cuore interessi di categoria ma interessi generali». Entrambi hanno poi sostenuto che i beneficiari della riforma saranno proprio i giovani.
Imbarazzo nella maggioranza
Dura la Cgil, che ha ricordato a Fornero di essere il ministro «del lavoro» e non «dei licenziamenti». E critiche tutte le opposizioni, dai dipietristi di Idv, a Sinistra e livertà fino al Prc, Rifondazione comuinista.
Silenzio imbarazzato nella maggioranza, che ha raggiunto una mediazione politica tale da permettere di far approvare ieri il provvedimento in commissione Lavoro del Senato (ieri si è svolta in aula la discussione generale). Le parole di Monti e Fornero, riferiscono fonti parlamentari, creano fibrillazioni nel Pd e nel Pdl, al cui interno ci sono componenti che vorrebbero modificare questa o quella parte del testo. Il Pdl è più sensibile al tema della flessibilità in entrata e il Pd a quello delle tutele dei lavoratori (tanto che Bersani ha preannunciato in tempi rapidi una proposta di legge per risolvere il problema degli esodati). Capitoli già ritoccati in Commissione grazie ad un accordo che ha un suo equilibrio.
Ieri Pdl e Pd si sono reciprocamente impegnati reciprocamente a presentare non più di 10-15 emendamenti in aula (il termine per il deposito scade lunedì). Ma attenzione, ammonisce il relatore Maurizio Castro (Pdl): «È come il gioco degli shangai della nostra infanzia: se tocchi una cosa rischi di far saltare tutto».

Fonte: L'Eco di Bergamo

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