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Altra grana per Renzi: il blocco dei contratti

Il governo ha appena fatto fronte alla sentenza della Corte Costituzionale sul blocco della rivalutazione delle pensioni che spunta un’altra minaccia per i conti pubblici. Domani i giudici della Corte costituzionale si riuniranno per esaminare la questione di legittimità costituzionale del blocco degli stipendi degli statali a partire dal 2010 sollevata da alcuni sindacati.

La Consulta quindi tornerà a decidere su un tema molto delicato, analogamente a quanto avvenuto per il blocco delle indicizzazioni delle pensioni (oltre tre volte il minimo) per gli anni 2012 e 2013. Se la Corte si esprimerà contro lo stop ai contratti l’onere per i conti pubblici sarà di gran lunga superiore a quello determinato dalla sentenza sulle pensioni.

L’Avvocatura dello Stato, ha stimato che il recupero della contrattazione di livello nazionale per il personale del pubblico impiego nel periodo 2010-2015, richiederebbe un esborso di circa35 miliardi, con un effetto strutturale di circa 13 miliardi annui dal 2016. Cifre che sono state giudicate «paradossali» dalle categorie del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil.

Martedì comunque l’udienza pubblica rappresenta un primo step, non definitivo. I giudici costituzionali ascolteranno la relatrice, Silvana Sciarra, lo stessa che ha firmato la incostituzionalità del blocco della perequazione delle pensioni, sentiranno l’Avvocato dello Stato e le parti che hanno presentato il ricorso alla Consulta. Nel pomeriggio ci sarà la Camera di Consiglio al termine della quale potrebbe arrivare una decisione ma non la sentenza che sarà emanata successivamente.

Il ministro per la Pubblica amministrazione Marianna Madia non ha espresso alcuna preccupazione, anzi ha detto di essere sicura che la Consulta non boccerà la misura presa dal governo Berlusconi e prorogata negli anni seguenti dai governi Monti, Letta e dal medesimo governo Renzi. E questo perchè già in precedenza la Consulta ha giudicato legittimo il blocco dei contratti pubblici in quanto limitato nel tempo.

Il congelamento degli stipendi era stato deciso con l’obiettivo i contenere la spesa pubblica e ha portato a una perdita per gli statali fino al 9%. Un impiegato pubblico con uno stipendio di circa 17mila euro ne avrebbe ricevuti, con i rinnovi, 18.600 nel 2014 e 18.800 quest’anno. I dirigenti di prima fascia delle agenzie fiscali perdono invece oltre 10mila euro rispetto agli oltre 118mila cui avrebbero avuto diritto nel 2015 con i rinnovi. Per i dirigenti di seconda fascia dei ministeri la perdita supera i 4.600 euro.Dal confronto tra la retribuzione netta effettiva e quella che gli statali avrebbero ricevuto in presenza dei rinnovi contrattuali (con relativi aumenti stabiliti in base all’Indice dei prezzi al consumo calcolato dall’Istat) emerge che la perdita annua cumulata va da poco più di 2mila euro a oltre 10mila.

Fonte: Il Tempo

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