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Allarme dei sindacati per gli statali L’ipotesi di 276 mila esuberi

Ieri mattina, sul palco dove, in una assolatissima piazza del Popolo, i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil si alternavano nei comizi, un altro spettro si aggirava, oltre quello degli «esodati».
Lo spettro della cassa integrazione nel pubblico impiego.
Bastava parlare con i dirigenti delle tre confederazioni per avvertire tutta la loro preoccupazione, segnalata poi anche in un passaggio del comizio del leader della Cgil, Susanna Camusso: «Gli annunci sulla spending review ci stanno preoccupando.
Non vorremmo che nel governo ci fosse la tentazione di fare cassa subito tagliando le retribuzioni e i dipendenti pubblici».
Di che si tratta? Il sindacato teme che, dopo la decisione del consiglio dei ministri di venerdì di tagliare gli organici della presidenza del Consiglio e del ministero dell’Economia (del 20% i dirigenti e del 10% il resto del personale), si passi agli altri ministeri e comparti della pubblica amministrazione, col metodo della riforma Brunetta.
Che prevede un percorso inesorabile.
Le singole amministrazioni dichiarano i lavoratori in esubero, questi finiscono in mobilità obbligatoria per 24 mesi, prendendo l’80% dello stipendio.
Al termine dei due anni, se il dipendente non è stato nel frattempo collocato presso un ufficio diverso (che ha bisogno di personale), viene licenziato.
Una brutta partita da giocare perché, dicono i sindacalisti più vicini al dossier, al Tesoro sarebbe pronto un monitoraggio che quantifica in 276 mila gli esuberi.
Dalla cui gestione, secondo la stessa legge Brunetta, il sindacato sarebbe tagliato fuori: niente trattativa, ma una semplice informativa.
Cgil, Cisl e Uil avevano sventato questa eventualità con l’accordo firmato con il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, il 3 maggio, che reintroduceva il negoziato con i sindacati.
Quell’accordo, che doveva essere tradotto in una legge delega di armonizzazione del pubblico impiego alla riforma del mercato del lavoro, è stato però bloccato dal Tesoro.
Che ha necessità di tagliare di almeno 5 miliardi la spesa pubblica nel 2012 attingendo anche dal pubblico impiego.
Proprio il Tesoro, e Palazzo Chigi, entrambi guidati da Monti, hanno quindi deciso di dare l’esempio.
«Ma ci aspettiamo – ha detto venerdì stesso il viceministro Vincenzo Grilli al Corriere – che entro la fine del mese le altre amministrazioni seguano l’esempio».
Secondo i sindacati c’è il rischio che decine se non centinaia di migliaia di lavoratori pubblici finiscano in esubero, con lo stipendio all’80%.
In pratica in cassa integrazione.
Solo una parte potrebbe essere ricollocata.
E gli altri? I più anziani, trascorsi i 24 mesi, raggiungerebbero i requisiti per la pensione.
Ma non tutti.
Ipotesi alternative prevedono il blocco della tredicesima per tre anni o un contributo di solidarietà come quello già imposto ai dirigenti.
In ogni caso il sindacato è deciso a opporsi duramente a questa manovra e chiede al governo l’immediata apertura di un tavolo.
Tanto più che il comunicato che ieri pomeriggio Patroni Griffi ha sentito la necessità di diffondere non è apparso per nulla rassicurante a Cgil, Cisl e Uil.
«Riorganizzare anche in modo strutturale gli apparati per ottenere economie, ma anche efficienza – dice il ministro -.
È questo il principale obiettivo a cui stiamo lavorando.
È importante che il personale pubblico si senta parte attiva di questo grande progetto che comporterà sacrifici».
Solo che i sindacati dei dipendenti pubblici di altri sacrifici non vogliono sentir parlare, dopo che le retribuzioni pubbliche sono state bloccate per 4 anni.
Ma i segnali che arrivano dal governo sono tutti negativi.
Non solo il taglio dell’organico di Palazzo Chigi e del Mef, ma anche la soppressione dell’Agenzia del Territorio, dell’Agenzia dei Monopoli e dell’Assi (ex Unire) anch’essa decisa venerdì.
Così come la chiusura delle sedi periferiche dell’Economia e delle stesse Agenzie con meno di 30 dipendenti o presenti in province con meno di 300 mila abitanti.
Lunedì ci sarà una riunione tecnica tra i ministeri interessati alla preparazione del decreto sulla spending review che dovrebbe assicurare 5 miliardi di risparmi, toccando anche il pubblico impiego.
Cgil, Cisl e Uil avvertono: sarebbe lo scontro finale.

Fonte: Corriere della sera

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