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Agenzia delle Entrate e rischio default fiscale: due strade per uscire dall’impasse

La questione dei dirigenti incaricati dell’agenzia delle Entrate e della legittimità degli atti da questi sottoscritti merita qualche ulteriore riflessione, nella prospettiva di individuare rapidamente una soluzione che, nel rispetto della sentenza con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità delle norme sugli incarichi dirigenziali ai funzionari senza concorso, restituisca piena operatività all’Agenzia stessa.

Una questione che non può protrarsi oltre e sulla quale è necessario individuare una reale via d’uscita. Una situazione, quella attuale, nella quale un’importante articolazione dello Stato ha enormi difficoltà organizzative, non potendo più fare perno su un modello gestionale che ha dato, fino a oggi, buona prova di sé.

Mi pare assolutamente necessario che, al punto in cui siamo, si adottino provvedimenti urgenti che tengano conto della situazione attuale e che vi pongano finalmente rimedio. La strategia di risoluzione del problema dovrà, necessariamente, articolarsi su due livelli: interventi di carattere transitorio e individuazione “a regime” di un modello organizzativo che, tenendo conto delle specificità dell’agenzia delle Entrate (e delle altre agenzie fiscali coinvolte), sia coerente con i criteri di selezione della classe dirigente individuati dalla sentenza 37/2015 della Corte costituzionale.

Mi spiego meglio. Innanzitutto, a mio modo di vedere, occorre mettere oggi le Agenzie, sia le Entrate sia le altre, nelle condizioni di continuare a funzionare e, anzi, di farlo al meglio. Ne va della tenuta dei conti pubblici del Paese. Quindi, spazio all’individuazione di posizioni di “reggenza”, da innestare nei vari Uffici centrali e locali e da coprire con personale selezionato, esclusivamente, nell’ambito delle stesse Agenzie, con procedure il più possibile trasparenti e con modalità paraconcorsuali. Naturalmente, coloro che saranno scelti per le “reggenze” dovranno avere un trattamento economico coerente con le responsabilità che andranno a ricoprire, sostanzialmente analoghe a quelle dei dirigenti vincitori di concorso. Ma passiamo alla soluzione da attuare “a regime”. In linea con quanto già previsto in uno dei decreti attuativi della riforma fiscale approvati in prima lettura dal Consiglio dei ministri del 26 giugno scorso, occorrerà bandire in tempi rapidissimi un concorso che permetta di costruire, in via definitiva, l’organigramma delle Agenzie fiscali.

Mi permetto, però, di offrire qualche suggerimento, conoscendo la specificità delle stesse: attuare procedure in grado di valorizzare adeguatamente, oltre che gli esami, anche i titoli e le esperienze professionali vantati; elevare, dal 30% ad almeno il 60%, l’aliquota dei posti a disposizione degli appartenenti alle medesime Amministrazioni; individuare le prove d’esame sulle specifiche tematiche di diritto tributario interno e internazionale, oltre che sulle modalità di organizzazione degli Uffici finanziari. Solo in questo modo si potranno creare effettivamente le condizioni per una efficace azione di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale.

Naturalmente, le nuove Agenzie, sulle quali ricadranno, alla luce dei decreti attuativi della legge delega, responsabilità “consulenziali”, dovranno anche attrezzarsi incorporando, al loro interno, professionalità elevatissime e allo stesso tempo estremamente specifiche, in grado di gestire istituti moderni di respiro internazionale. Come si fa a pensare di non creare figure dedicate alla gestione del ruling internazionale o della cooperative compliance? Non è una novità italiana, ma l’applicazione, anche nel nostro Paese, di procedure note nelle Agenzie fiscali più avanzate. In questi casi, la selezione dovrà avvenire con procedure sicuramente trasparenti, ma finalizzate ad acquisire le migliori professionalità disponibili. Spazio, quindi, anche a figure con incarichi a tempo, ma individuate per titoli e anche a chiamata diretta.

Se non si interviene subito altro che riforma fiscale! Altro che dialogo Fisco-contribuenti! Il problema, in questo momento, è, più banalmente, quello di non mettere a repentaglio il funzionamento delle Agenzie fiscali e il gettito erariale. Il decisore politico deve intervenire in tempi rapidi, pena il verificarsi di una situazione analoga a quella a suo tempo descritta da Tito Livio, «Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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