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Addio forestali, sì all’accorpamento

Garanzia dell’unitarietà delle funzioni e trasferimento di tutti gli agenti a un unico altro Corpo, probabilmente quello della Polizia. Si è chiusa così la partita della cancellazione dei Forestali dello Stato ieri in Senato, con 135 sì, 14 no e 49 astenuti. Il voto è arrivato alla fine di una bagarre in Aula che ha rallentato ancora una volta le votazioni sulla delega Pa. L’oggetto della contesa era sull’esatto contenuto del testo dell’emendamento a firma Patrizia Bisinella (Misto) come riformulato dal relatore Giorgio Pagliari(Pd). L’operazione di accorpamento senza spezzatino di questo Corpo, che sarà definita con un decreto delegato redatto da Funzione Pubblica, Viminale e ministero delle Politiche Agricole, riguarderà poco meno di 8mila agenti su una dotazione organica di 9.360 dipendenti. 

Con l’obiettivo di semplificare le attività degli enti di ricerca ieri è spuntato anche un emendamento finalizzato ad assicurare uno statuto speciale per il comparto, con la definizione di un ruolo unico per i ricercatori e i tecnologi. Si tratterebbe di una ulteriore delega al governo di rilegificazione per questo settore che già attualmente gode di una propria autonomia contrattuale. Il primo firmatario è Fabrizio Bocchino (Misto) ma a sostegno ci sono 40 firme di senatori, molti del Pd. La commissione Bilancio ha rinviato a questa mattina il suo parere di merito anche per poter ricevere eventuali nuove indicazioni dal Miur: in gioco c’è il destino di una dozzina di enti di ricerca (il Cnr in primis) con oltre 140 sedi operative sul territorio. Ma sul ritocco sono puntati anche i riflettori della Ragioneria. Il nodo dunque sarà sciolto oggi ma la strada non sembra in discesa. Anche il sindacato riconosce la necessità di un intervento, ma mette in guardia dal rimpiazzare il contratto con le leggi. La Flc Cgil, sentita dall’Ansa, sottolinea la rilevanza del settore «che conta 30 mila dipendenti, di cui 12 mila precari, e rappresenta realtà come l’Istat, il Cnr, l’Istituto superiore di sanità».

Questa mattina la Bilancio esprimerà i pareri sugli ultimi articoli mancanti del testo. A quel punto si capirà quante chance avrà la proposta di “staffetta generazionale” contenuta nell’emendamento (riformulato) di Hans Berger (Svp): il part time sarebbe volontario con onere a carico del dipendente che lo optasse di garantire la contribuzione piena.
Quanto agli altri capitoli della riforma, oggi dovrebbe arrivare il via libera dell’Aula alla riduzione delle sedi territoriali dello Stato, a partire dalla Prefetture. In pista c’è un emendamento accolto da relatore e Governo che introduce una norma di coordinamento con l’attuazione della legge 56/2014 sulla nuove province. Tra le possibili modifiche anche quella sulle «circorscrizioni minime» per il taglio delle Camere di commercio. 

Le votazioni in Aula riprenderanno questa mattina, con la volontà dichiarata di Governo e maggioranza di arrivare al primo voto definitivo entro domani. Ma a causa della lentezza dei lavori il risultato potrebbe slittare a settimana prossima. Esecutivo e maggioranza restano comunque soddisfatti per il restyling della riforma a Palazzo Madama. Critiche arrivano invece dall’opposizione, in particolare da Loredana De Petris (Sel) e Armando Siri (Pin).

Oggi intanto in Consiglio dei ministri potrebbe arrivare la nomina del nuovo direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale dopo le dimissioni Alessandra Poggiani. Il Governo è chiamato a scegliere tra 189 nomi, quanti sono le autocandidature, ma la rosa si sarebbe ristretta a una terna: l’intenzione sarebbe quella di non perdere tempo, visto che l’Agid ha in carico progetti di primo piano, come la realizzazione dello Spid, ovvero del Pin unico alla base dell’identità digitale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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