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Addio all’assenteismo selvaggio Meno malattie, più efficienza

Lavorando alla catena di montaggio gli operai “si rompono”, ovvero si fanno male: così, poco più di un anno fa Maurizio Landini, leader della Fiom, rispose all´amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne che si lamentava dell´alto tasso di assenteismo fra i dipendenti di Mirafiori. In realtà gli italiani si “rompono” più o meno come i colleghi che risiedono negli altri Paesi europei. Anzi, perfino un po´ di meno visto che da una comparazione internazionale (“Work absence in Europe” di Bonato-Lusinyan) risulta che il tasso medio di assenza per malattia è in Italia è inferiore a quello della Germania (1,5 contro 2,1 per cento nel settore privato). Anche nelle amministrazioni dello Stato le punte di assenteismo si vanno riducendo.
“Il caso-assenze non c´è – commenta quindi Giuliano Cazzola, deputato del Pdl – la grande maggioranza dei dipendenti è più che onesta: il problema delle industrie, semmai, è che in caso di licenziamento per motivi disciplinari la magistratura è nel 70 per cento delle volte favorevole ai dipendenti”. Insomma, dietro l´accusa della Marcegaglia ci sarebbe sempre l´articolo 18.
Per il giuslavorista Michele Tiraboschi “la differenza la fanno i permessi sindacali e i congedi: qui ce ne sono troppi, è una patologia italiana, come le malattie per periodi brevi”.
La novità è che anche nel settore privato si sta facendo strada l´idea di non retribuire le assenze al di sotto dei tre giorni (considerate più sospette): così prevede il contratto del commercio siglato un anno fa. Un´intesa che allora spaccò il sindacato, la Cgil non la firmò.

Luisa Grion

Fonte: La Repubblica

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