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Abuso di contratti a termine: le conseguenze

OSSERVATORIO GIURISPRUDENZA

Sanzioni disciplinari: composizione commissione di disciplina

La Corte di Cassazione si pronuncia sul caso di un dipendente pubblico che, in ragione dell’illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato, domanda tutela risarcitoria. È riconosciuto il danno da perdita di chances. Sentenza della Cassazione Civile, Sez. Lavoro, 5 giugno 2019, n. 15509.

Massima

Nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall’art. 36, comma V, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all’art. 32, comma V, della legge 4 novembre 2010, n. 183, e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.

Fatto

La Corte di appello di L’Aquila, pronunciando sull’impugnazione proposta da un lavoratore dell’Asl nei confronti dell’Azienda Sanitaria Locale di Pescara, in riforma della decisione del Tribunale di Pescara, ha accertato il ricorso abusivo alla contrattazione a termine ed ha condannato al risarcimento del danno in favore dell’appellante nella misura di 20 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre accessori.

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